Disastro annunciato 30mila presenze controlli insufficienti

8 Agosto 2017

Il decalogo delle inefficienze all’evento di Campo Imperatore Organizzato dalla Camera di commercio con l’ok della questura 

L’AQUILA. Trentamila persone per un disastro annunciato. Chi ha autorizzato la 58esima rassegna ovina di Campo Imperatore era a conoscenza delle inefficienze organizzative? E perché chi ha organizzato l’evento non ha provveduto a risolvere tutti i problemi prima che il rogo devastasse il Gran Sasso? Infine, chi avrebbe dovuto vigilare? La rassegna è stato organizzata dalla Camera di Commercio dell'Aquila, dopo il permesso rilasciato dal Parco, ed è stata autorizzata dalla Questura. Ma ha richiamato molta più gente del previsto. Un fiume di persone che ha invaso Fonte Vetica, dove in tanti hanno acceso fuochi e barbecue fuori legge. E dove solo in 30 presidiavano il territorio.
LE 10 INEFFICIENZE. Non c'era un'autobotte e non c'erano controlli ai varchi. Non c'era neppure la vigilanza sul numero massimo di auto ammesse e mancava la valutazione di incidenza ambientale. Mancavano gli steward previsti dalla legge e le aree non erano delimitate. Inoltre sono stati inviati solo 14 carabinieri forestali per 30mila persone (dato fornito dalla Camera di Commercio), e pochi erano anche i volontari impegnati: 16 in tutto. Ma non è tutto. Che dire della segnaletica e degli itinerari guidati assenti? E della mancanza di copertura della rete cellulare? Dieci inefficienze dieci. E’ il contesto in cui si è scatenato il disastro. Un epilogo previsto dal sindaco di Castel del Monte, Luciano Mucciante.
ERA NELL'ARIA. Nessuna riunione di coordinamento in vista dell'evento che, ogni anno, richiama migliaia di visitatori a Fonte Vetica. E' questa la prima vera inefficienza, come rivela proprio Mucciante: «Quest'anno la Camera di commercio non ha convocato il tavolo di concertazione per decidere il da farsi e adottare tutte le misure preventive di sicurezza e gestione della manifestazione», dice il sindaco, annunciando che il suo Comune si costituirà parte civile, «c'è stato uno scollamento, tanto che a fine luglio ho inviato una richiesta di incontro alla Prefettura dell'Aquila».
LA RIUNIONE. Dei rischi connessi all'affluenza di un numero troppo elevato di visitatori si è quindi parlato in Prefettura, il 3 agosto, alla presenza del sindaco di Castel del Monte, comune entro i cui confini ricade Fonte Vetica, polizia stradale e carabinieri. Assente, invece, la Camera di commercio dell'Aquila, che aveva già ottenuto l'autorizzazione allo svolgimento della Rassegna ovini dal direttore del Parco Gran Sasso, Domenico Nicoletti. «Nell'incontro avevo fatto presente che ci si aspettava un raddoppio delle presenze rispetto alle passate edizioni, in quanto cadeva di sabato», spiega Mucciante. «Il 4 agosto si è riunito il tavolo tecnico della Questura, che ha ritenuto», aggiunge il sindaco, «di non dover inviare un'autobotte».
CHE DICE LA LEGGE. «La legge 394 del 1991 stabilisce che nelle aree protette ci sia (su disposizione del Parco, ndr) la vigilanza costante con i carabinieri forestali», spiega al Centro Augusto De Sanctis, della Stazione ornitologica abruzzese, «inoltre, la circolare del 7 giugno 2017, emanata dal ministero degli Interni prevede a carico degli organizzatori di eventi (in questo caso la Camera di Commercio, ndr) misure restrittive e norme stringenti, come il presidio dei varchi, l'utilizzo del conta persone e degli steward, tanto che molte manifestazioni in Italia sono state annullate. Ma a Fonte Vetica tutto questo non c’era».
I PROTAGONISTI. Mentre la il Gran Sasso continua a bruciare, i protagonisti della vicenda si smarcano. Il presidente del Parco, l'avvocato Tommaso Navarra, non risponde al telefono, mentre il direttore Nicoletti risulta in vacanza. Anche il presidente della Camera di Commercio, Lorenzo Santilli, da domenica è all'estero. «Irraggiungibile», ci informano dall'ufficio di segreteria.
IL PREFETTO. Giuseppe Linardi, prefetto dell’Aquila, tramite il suo portavoce, ha fatto sapere di essere impegnato in una lunga riunione. Si è limitato a dire che «sui vari fronti, per rispondere ad atti incoscienti, abbiamo messo in campo tutte le forze possibili». E ha aggiunto: «L'invio dei canadair è condizionato dal fatto che tutto viene deciso a Roma e ci sono delle esigenze concomitanti». Nulla, invece, finora sulle inefficienze riscontrate sul campo.
CHI CONTROLLAVA? A cominciare dai soli 30 uomini (peraltro, come detto, 16 volontari), impiegati per vigilare su 30mila turisti. Dei quali, nessuno è stato sanzionato per le carbonelle accese. E solo dopo l’incendio, sul sito del Parco è comparsa questa frase: «Raccomandazioni ignorate da troppi. Un incendio scaturito dall'imprudenza e dall'ignoranza. Un danno ambientale incalcolabile, originato da chi non vuole regole. In un parco è vietato accendere fuochi e fare campeggio libero».
SCUSE TARDIVE. E la Camera di commercio? Mentre divampavano le fiamme, domenica pomeriggio, ha diramato un comunicato stampa compiacendosi per la riuscita della manifestazione. Salvo poi, travolta dalle polemiche, diffondere ieri una seconda nota «su ordine del presidente», ma a firma del direttore Clementi. «La Camera esprime il proprio dispiacere e rammarico per il mancato riferimento, nel precedente comunicato, a quanto stava accadendo essendosi l'incendio sviluppato solo due ore dopo la conclusione della rassegna e in un'area distinta dalla manifestazione e palesato, nella sua gravità, solo nel pomeriggio». Nell'auspicare che «sia fatta luce sull'accaduto, in modo da verificare le responsabilità», la Camera ricorda che «la rassegna si è svolta, come da programma, nel rispetto delle prescrizioni fornite». Questa la versione ufficiale. Ma in conti non tornano: l'incendio si è sviluppato alle 13,30, il comunicato di Santilli è arrivato alle 16,30.