Discarica dei veleni, il 18 marzo la parola passa alla Cassazione

29 Gennaio 2016

Bussi, la suprema corte dovrà decidere sul ricorso dei pubblici ministeri Mantini e Bellelli contro la derubricazione a reato colposo del disastro ambientale con prescrizione di diciannove imputati

BUSSI SUL TIRINO. Tappa decisiva quella del 18 marzo prossimo davanti alla prima sezione della Cassazione con l'udienza del processo Bussi, in seguito al ricorso presentato dai pubblici ministeri Maria Rita Mantini e Giuseppe Bellelli. I due pm si erano opposti alla sentenza del processo celebrato in corte d’Assise, a Chieti, il 19 dicembre 2014, concluso con l'assoluzione di tutti i 19 imputati dal reato di avvelenamento delle falde acquifere e con la dichiarazione di intervenuta prescrizione per l’ipotesi di disastro ambientale. Reato, quest’ultimo, accertato dalla sentenza ma derubricato da doloso, cioè volontario, a colposo. Derubricazione che ha poi comportato la prescrizione. Ed è proprio su questo punto che i due pm hanno chiesto l'annullamento della sentenza, per difetto di motivazione sulla derubricazione.

A Bussi si attende questa data e la risoluzione del procedimento, poiché l’intera comunità vuole sapere se qualcuno sia responsabile del disastro ambientale avvenuto sul suo territorio e venuto alla luce nel marzo del 2007, con scoperta della discarica Tremonti ritenuta una delle più estese d’Europa, in seguito alle indagini condotte dalla Forestale, all’epoca diretta dal comandante Guido Conti.

«Il processo di Bussi arriva al momento decisivo» commenta l'avvocato Tommaso Navarra, che tutela il Wwf Italia, associazione che si è costituita parte civile nel procedimento. «Dinanzi alla suprema corte si porrà il problema di verificare la correttezza o meno della derubricazione che ha portato alla conseguente prescrizione del reato principale contestato. Come parte civile», prosegue il legale, «abbiamo sostenuto con ferma convinzione le tesi portata avanti della pubblica accusa, dunque in questa sede confermiamo la nostra linea».

Sul caso interviene anche il delegato per Abruzzo del Wwf Italia, Luciano Di Tizio, che illustra i possibili scenari che si potranno avere dopo la sentenza. «Se il ricorso sarà accolto, la Cassazione» afferma «potrà decidere per un rinvio degli atti all'Assise di Chieti, che dovrà nuovamente esaminare le carte e pronunciare una nuova sentenza. Se, al contrario, la suprema corte dovesse respingere il ricorso nel merito, ritenendolo non fondato o giudicandolo inammissibile, sul processo penale calerà definitivamente il sipario. Ma non, purtroppo, sulla discarica né sui veleni».

Il caso venne alla ribalta delle cronache nazionali anche per una presunta mancanza di serenità, denunciata al Fatto quotidiano, da due delle giurate popolari. A seguito di queste rivelazioni furono aperti una pratica al consiglio superiore della magistratura e un procedimento da parte del Tribunale di Campobasso.

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