Discarica di Bussi, il Pd accusa: «Slitta la bonifica, troppi rischi»

1 Ottobre 2022

I consiglieri regionali Blasioli e Paolucci denunciano i ritardi sull’inizio dei lavori previsti per oggi «L’inquinamento incombe e salgono i costi per la Regione: Marsilio si attivi con il nuovo ministro»

BUSSI SUL TIRINO. I consiglieri regionali Pd Antonio Blasioli e Silvio Paolucci, riaccendono i riflettori sul tormentato caso Bussi e in particolare sulla bonifica delle discariche 2A e 2B del Sin di Bussi sul Tirino, non ancora avviata, nonostante il perdurare dell’inquinamento.
Al centro delle riflessioni, i ritardi sull’inizio dei lavori che avrebbero dovuto prendere il via proprio oggi e che invece rischiano di slittare al 2024. Si parla già di un ritardo, rispetto al cronoprogramma stilato dal ministero della Mobilità sostenibile, di un anno. Ma quello che preoccupa il Pd sono anche e soprattutto le questioni economiche che potrebbero far ricadere i costi di questa bonifica sulla Regione Abruzzo e quindi sui cittadini, costretti a pagare una bonifica dopo aver sopportato un inquinamento andato avanti per decenni e provocato dallo stabilimento ex Montedison.
«La validazione del progetto Dec Deme», spiega Blasioli, «è praticamente pronta e dovrebbe partire fra qualche giorno, ma l’iter è ancora lungo. Da oggi potrebbero partire le conferenze dei servizi sul progetto definitivo che si dovrà trasformare in progetto esecutivo; poi, ancora una volta, questo dovrà essere sottoposto a una nuova valutazione da parte di un organismo accreditato. E quindi solo alla fine del 2023 vedremo forse l'avvio dei lavori». Di qui l'appello che Blasioli e Paolucci lanciano al governatore d’Abruzzo, Marco Marsilio. «C’è l’inquinamento che continua, e ce lo dice l’Arta, ma anche la procura di Pescara, e quindi oggi vogliamo sottolineare l’appello a Marsilio: solleciti un incontro con il nuovo ministro della Transizione ecologica appena verrà nominato, e valuti tutte le criticità che potrebbero esserci sull’iter della bonifica. Che poi sono quelle che abbiamo evidenziato a novembre del 2021 e che rimettiamo in evidenza ancora oggi».
Il problema delle risorse diventa quindi prioritario ed è legato all’accordo di programma sottoscritto dal Ministero e dalla Regione Abruzzo il 3 maggio 2017. L’articolo 4 prevede che la Regione, per l’affidamento della bonifica, dovrà assicurare la copertura di ogni ulteriore spesa necessaria per la procedura di gara. «Ciò significa», incalzano Blasioli e Paolucci, «che lo scorrere del tempo e l’incremento dei costi per la bonifica, motivato dall’aumento generalizzato dei prezzi di queste ultime settimane, finiranno col ripercuotersi sul progetto del Rti Dec Deme allo stesso modo della progettazione per il 90% a misura, causando una ulteriore interruzione della bonifica per reperire le risorse aggiuntive necessarie. Col paradosso di una comunità abruzzese vittima dell’inquinamento della vallata del Pescara, ma costretta a pagarsi la bonifica in luogo del soggetto inquinatore». Va ricordato che dei 45 milioni di euro stanziati, ad oggi ne sono rimasti 39 disponibili, che diventano realmente molto pochi. Concludono Blasioli e Paolucci: «Nel frattempo c’è la Cassazione che ha già individuato in Edison il soggetto inquinatore anche delle discariche 2A e 2B. Edison sta operando su Tre Monti, sta preparando la progettazione sulle aree ex Pride e dei capannoni limitrofi a 2A e 2B e allora ci chiediamo: perché Edison non agisce anche su queste due discariche e invece bisogna provvedere con soldi pubblici?».