Discarica di Bussi: indagini su salute e inquinamento

Concluso il dossier della commissione d’inchiesta, presto in consiglio regionale Ora i consiglieri Pd chiedono di approfondire i rapporti tra malattie e siti inquinati
BUSSI. Ripartire con una nuova commissione che metta in luce il rapporto tra la salute dei cittadini e i siti inquinanti, si concentri sulla riperimetrazione e sulla bonifica. Sono le proposte avanzate dai consiglieri regionali del Partito democratico, Antonio Blasioli e Silvio Paolucci sulla vicenda Bussi. Ieri mattina, affiancati dal segretario del circolo democratico di Bussi Luigi Moscone e dal consigliere comunale Pino De Dominicis, hanno presentato la corposa relazione che sancisce la fine dei lavori della commissione d’inchiesta regionale, guidata prima da Giovanni Legnini e poi da Blasioli.
Il dossier, che approderà in consiglio regionale nelle prossime settimane per la presa d’atto, fotografa nel dettaglio la situazione del sito di interesse nazionale, che si estende su 232 ettari e che interessa undici comuni. «È la prima volta che una commissione d’inchiesta regionale termina con una relazione», rivendica Blasioli.
«È stato un lavoro complesso, perché le commissioni di inchiesta hanno una durata di massimo sei mesi, e perché ci siamo trovati a operare con discariche scoperte molti anni prima. Inoltre la commissione non è di merito, ma aveva il compito di fotografare degli obiettivi». I punti che erano stati assegnati alla commissione riguardavano gli impedimenti, la lentezza, i problemi e i ritardi che hanno bloccato la bonifica del Sin di Bussi; la bonifica e il risanamento ambientale volti alla reindustrializzazione dell’area; e poi il diritto alla salute dei cittadini.
Su quest’ultimo punto Blasioli e Paolucci evidenziano come «non ci sia ad oggi un approfondimento epidemiologico scientifico. La commissione ha preso atto di uno studio del 2015, in cui sono state verificate nei territori di Bussi e Popoli 66 neoplasie in più rispetto al numero previsto dall’Airtum, l’associazione registro tumori. Numeri importanti, però non c'è una correlazione con l’esposizione ambientale».
Da qui, secondo i consiglieri, la necessità di uno studio epidemiologico scientifico, incentrato su tutti i comuni che per molti anni si sono serviti dell’acqua dei pozzi Sant’Angelo. Pur avendo già portato a casa diversi risultati, tra cui «la copertura di tutta la vallata con il capping, il telo che impedisce il processo di liscivazione delle acque pluviali, quando toccano i veleni e arrivano alle falde» sottolinea Blasioli, la commissione dovrebbe poter continuare a lavorare su nuovi approfondimenti. In primis la riperimetrazione.
«Rispetto ai confini del 2008 ci sono alcuni luoghi che vanno presi in considerazione: piano d'Orta, l’area del bosco Marrama, ma anche il fiume Pescara». Poi c’è l'aspetto dei contenziosi giudiziari. Il 13 maggio è prevista la sentenza del Consiglio di Stato dalla cui decisione scaturirà il tipo di bonifica che verrà fatta.
L’altro punto riguarda i risarcimenti. «Al Tribunale dell’Aquila è pendente una causa di risarcimento. Il Ministero è competente per i danni ambientali per un miliardo e 300 milioni, la Regione per i danni di immagine per 50 milioni, ma anche i Comuni e gli enti che si sono costituiti parte civile attendono di comprendere se la causa di risarcimento civile contro Edison possa entrare nel merito o se, viceversa, quella richiesta sia da considerare prescritta», conclude Antonio Blasioli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

