Discarica, la difesa: «Mai rischi concreti di avvelenamento»

1 Novembre 2014

Bussi, al processo in Assise, parla il difensore di Cogliati ex dirigente Ausimont: «Salute pubblica non in pericolo»

CHIETI. Avvelenamento delle acque? Un’accusa molto teorica, dunque fumosa e destinata sgretolarsi, se non c’è certezza che l’evento si sia verificato. Insomma, se non c’è rapporto causa-effetto, un’imputazione del genere può percorrere poca strada.

È stato definito un intervento molto tecnico, che ha occupato l'intera udienza, quello dell'avvocato Paolo Accinni al processo, a porte chiuse per via del rito abbreviato, in corso davanti alla Corte d'Assise a Chieti per le cosiddette discariche dei veleni di Bussi. Un’arringa finalizzata a contestare la sussistenza del pericolo per la salute pubblica, un rischio che non sarebbe provato perché per la sussistenza del reato di avvelenamento è necessario il pericolo concreto.

È stata, quella di ieri, la seconda udienza interamente dedicata alla difesa dei 19 imputati: ha parlato solo Accinni, che non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa quando l'udienza, intorno alle 13.15, è stata sospesa, e che assiste Carlo Cogliati, ex amministratore delegato di Ausimont. Nei suoi confronti, un mese fa, nel corso di una requisitoria fiume durata 16 ore, i pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini hanno chiesto la condanna (scontata di un terzo, secondo quanto previsto dal rito alternativo) a 12 anni e 8 mesi, la richiesta più pesante in assoluto dei 180 anni di carcere complessivi richiesti per 18 dei 19 imputati (per Maurizio Piazzardi è stata sollecitata l’assoluzione).

Secondo l'avvocato Tommaso Navarra, che rappresenta il Wwf, una delle 27 parti civili costituite, «è stata una giornata illuminante su quella che è la tecnica della difesa: altissimo profilo, ottima oratoria, ma spostamento a nostro giudizio del profilo di attenzione da un aspetto di costruzione, di allontanamento dal pericolo che realmente la popolazione ha corso, a un profilo meramente astratto. È stata contestata la mancanza di una prova rispetto all'avvelenamento e quindi al dosaggio di avvelenamento, se così possiamo dire, essendo pacifico che questi inquinanti sono stati messi all'interno di acque di falda».

«Quindi, il fatto storico rimane incontestato», ha concluso l’avvocato Navarra, «c'è un problema di valutazione di che cosa voglia dire questo fatto storico: se voglia dire una sussistenza nella fattispecie del reato di avvelenamento di acque oppure no. Su questo la Procura aveva già bene spiegato che si attestava non sulla prova di un danno, ma sulla prova di un pericolo».

La prossima udienza dedicata alla difesa si terrà il 7 novembre. In base al calendario fissato dalla Corte, ogni venerdì fino al 12 dicembre sarà riservato alle difese. Una volta esaurite le arringhe, si darà spazio alle repliche e alle controrepliche poi, il 12 stesso o al massimo il 19 dicembre, verrà finalmente pronunciata la sentenza. A sette anni e 9 mesi dalla scoperta della discarica.

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