Discarica, ricorso in Cassazione

4 Marzo 2015

La procura salta l’appello e chiederà di annullare la sentenza di assoluzione

PESCARA. La procura punta al colpo, aggira l’appello e sta preparando il ricorso in Cassazione contro la sentenza di Bussi, quella in cui il 19 dicembre dello scorso anno i 19 imputati della Montedison sono stati assolti dal reato di avvelenamento delle acque mentre il disastro doloso è stato derubricato in colposo e quindi dichiarato prescritto.

I pm Anna Rita Mantini e Giuseppe Bellelli, dopo aver letto le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Chieti, devono aver ravvisato degli errori formali e procedurali decidendo così di ricorrere per saltum, ovvero aggirando il secondo grado e chiedendo alla Corte Suprema di giudicare la legittimità della sentenza che, per i pm, molto probabilmente dovrà essere annullata.

«Siamo pervenuti alla conclusione che non c’è stato pericolo per la salute pubblica», aveva scritto Paolo Di Geronimo, estensore delle motivazioni della sentenza di Bussi e giudice a latere della Corte presieduta da Camillo Romandini. «In quanto l’acqua emunta al campo pozzi era sostanzialmente potabile e minimamente contaminata, mentre l’acqua di falda (nel punto di maggior contaminazione) non era neppure ipoteticamente destinabile a scopi alimentari. Per questo si può pervenire all’assoluzione di tutti gli imputati perché il fatto non sussiste», aveva scritto ancora.

Le motivazioni del processo che aveva fatto man bassa di anni di indagini attorno alla discarica di Bussi sono state depositate il 2 febbraio e la procura deve ancora depositare il ricorso che, quindi, sarà direttamente in Cassazione.

I 19 ex amministratori della Montedison erano finiti alla sbarra anche perché accusati di una “strategia d’impresa”, di aver tratto un profitto dalla discarica.

Per la Corte d’Assise, invece, come aveva scritto, non c’era stato «dolo diretto», gli imputati non avevano avuto «coscienza e volontà dell’evento di pericolo» e «nessuna ragione sotto il profilo dell’interesse personale». La sentenza sarà quindi impugnata dalla procura in Cassazione.

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