«Disoccupati in crescita nella città del cemento»

29 Novembre 2016

Lo scrittore Zulli propone un’analisi diversa dell’emergenza lavoro in città: Francavilla dovrebbe scommettere sulla qualità dei servizi e dell’ambiente

FRANCAVILLA. A Francavilla è sempre prevalsa una visione distorta della crescita, privilegiando la quantità, del cemento, invece della qualità, dell'ambiente. Poteva essere un gioiello per potenzialità e collocazione geografica, invece siamo allo stremo». Dopo le critiche del sindaco, Antonio Luciani, ai dati sulla disoccupazione diffusi da Andrea Leonzio, di Noi con Salvini, che indicano 5.025 disoccupati in città, la maggioranza donne, interviene lo scrittore ambientalista Bruno Zulli, profondo conoscitore di Francavilla, che invece ribadisce l'importanza dei dati, non solo sulla mancanza di lavoro, per analizzare ciò che finora è andato storto, per vedere il da farsi e cercare di invertire la crisi in atto.

«A Francavilla si è puntato sulla crescita quantitativa, con oltre il 60% di territorio cementificato, e si continua, ignorando l'equilibrio tra sviluppo e rispetto per le caratteristiche ambientali e geomorfologiche del territorio» osserva Zulli. «Francavilla doveva porsi un limite, restare una città di 20mila abitanti e salvaguardare habitat, fiumi, fossi e ruscelli, spiaggia, collina. Doveva preoccuparsi di dare vivibilità ai quartieri e servizi di qualità. Non è stato fatto». Secondo Zulli, con il Prg e le varianti che si sono susseguite, complice anche un regolamento edilizio che definisce «molto permissivo», in città si è scelto il cemento, con tutto quel che consegue: «Il risultato è stato una città caotica d'estate, morta d'inverno. In questo contesto non poteva maturare uno sviluppo razionale che avrebbe potuto garantire una stagione turistica più ampia e un'occupazione più solida e consistente». Che fare dunque per introdurre un nuovo modello di sviluppo? Per Zulli, sono fondamentali proprio i dati. Lo studio dei numeri è necessario per costruire il domani di Francavilla senza gli errori del passato.

«Il Comune potrebbe cominciare a lavorare sui dati» afferma l'ambientalista. «Dati occupazionali, sul territorio, sui beni comuni, sulle attività lavorative, sul turismo. Senza dati, senza conoscenza oggettiva non si va da nessuna parte. E bisogna cominciare a ragionare in termini di sistemi, del verde, delle acque, dell'abitare, servizi, trasporti, emergenze storiche e artistiche, istruzione e cultura, turismo. In questo modo, si può scegliere se fare di Francavilla una città virtuosa oppure no, cosa privilegiare e a cosa rinunciare. Forse non si riuscirà, almeno subito, a incidere sull'occupazione ma si potrà, spero, pensare a una città diversa. La crescita quantitativa non ha pagato e non pagherà».

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