Disperso per 18 ore sulla Maiella «È scesa la nebbia e mi sono perso»

15 Febbraio 2016

Caramanico. Il racconto drammatico di Antonio Radico, 32 anni di Montesilvano. E’ stato salvato dalla finanza dopo una notte a duemila metri: per due volte ho rischiato di finire in un precipizio

di Walter Teti

CARAMANICO TERME

Non è una storia avventurosa come Jack London l'ha descritta nel suo “Il richiamo della foresta”, con il cane Buck che tira la slitta dei cercatori d’oro sui grandi pianori delle Montagne Rocciose, ma non per questo è meno ricca di suspence e di pericolo. A raccontarla è il diretto protagonista, l’escursionista 32enne di Montesilvano Antonio Radico, che dopo aver perso l’orientamento è rimasto fino a notte fonda sulla Majella arrivando per ben due volte, con la neve alta, sull'orlo di due precipizi. Ma lui, come racconta al Centro, ha saputo evitarli fidando sulla sua profonda conoscenza della montagna, complice una grande dose di fortuna. Ma mai si sarebbe aspettato, sabato mattina, quando ha deciso di andare in montagna approfittando della giornata di sole, di perdersi ad alta quota per la nebbia improvvisa, di resistere vagando sotto un forte vento e di riuscire dopo 18 ore, camminando nella notte con un solo faretto sul cappello, a ritrovare un sentiero e a mettersi finalmente in salvo sbucando nel versante opposto da quello dove aveva programmato di arrivare, quello chietino di Fara San Martino. Dove arriva stressato, infreddolito, ma in ottima salute.

E dire che il giovane era partito da solo sabato mattina per compiere un’escursione sul versante est della Majella e arrivare alla quota di 2.640 metri sulla cima di Pescofalcone partendo da Sant'Eufemia a Maiella. Equipaggiato di tutto punto, alle 9 inizia la scalata. «Sole splendente», racconta Radico, «pensavo ad una giornata in grande stile».

Sei amici fra cui la fidanzata, lo avrebbero aspettato a San Nicolao di Caramanico nel pomeriggio per fare rientro a casa insieme. E tutto per lui fila liscio fino alla vetta. Qui però inizia l'avventura. Il tempo si trasforma, e scende una fitta nebbia con il vento, come racconta, «che arriva a spirare a circa 80 km/h». Radico perde l’orientamento, la visibilità si riduce solo a qualche metro, lui non sa più dove andare. Fiducioso continua a camminare rassicurando gli amici con sms via telefono. Ma intanto si fa sera e non vedendolo arrivare all’appuntamento, gli amici che lo aspettavano chiamano i soccorsi.

«Intanto io andavo avanti», racconta l'escursionista, «addirittura scendo una valle e ne risalgo un’altra. Un percorso che non avrei dovuto fare. Lo sapevo conoscendo bene la montagna. Comincio a pensare di andare in direzione opposta, non verso monte Rapina, ma verso Acqua Viva sul versante chietino. Camminavo a stento spintonato da vento gelido che mi ha fatto cadere più volte, spingendomi verso due precipizi. Mi batteva forte il cuore. Non c’era spazio neanche per avere paura, anche se ne ho avuta tanta. Quando il telefonino ha ripreso campo sono entrato in contatto con il soccorso alpino della Guardia di finanza che si sforzava di individuare la mia posizione. I finanzieri non pensavano che stessi andando in direzione opposta, con loro colloquiavo al buio con il vento che mi sferzava la faccia, mentre procedevo illuminando i miei passi con la piccola luce del mio casco. Mi accorgo di scendere di quota», racconta, «dalla vegetazione e finalmente arrivo a imboccare un sentiero marcato dal Cai G6/H11. Lo comunico alla Finanza che a questo punto mi localizza. Dopo qualche ora, alle tre di notte, ci incontriamo a Fara a tre chilometri dal monastero diroccato delle Gole di San Martino. Chiedo scusa a tutti per averli impegnati. Ma i finanzieri si complimentano con me per come mi sono comportato volendo posare con me in una foto ricordo».

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