Disturbi dell’apprendimento: diagnosi e aiuti per 130 famiglie

5 Ottobre 2021

L’associazione italiana Dislessia di Pescara fa il punto in occasione della settimana nazionale della Dsa La presidente Carli: ottenere la certificazione è fondamentale per attivare un percorso per il bambino

PESCARA. Sono circa 130 le famiglie iscritte alla sezione Pescara dell’associazione italiana Dislessia e che gestiscono quotidianamente le necessità che si creano attorno a una persona con disturbi specifici dell’apprendimento, che coinvolgono l’abilità di lettura (dislessia), di scrittura (disgrafia e disortografia) e di calcolo (discalculia). Secondo l'ultimo report del Miur, relativo all'anno scolastico 2018, nella regione, la percentuale di alunni di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, certificati con diagnosi di Dsa si aggira attorno al 4,3.
«Il numero delle diagnosi sarebbe più elevato, ma i tempi sono lunghissimi», avverte Arcangela Carli, logopedista e presidente dell'associazione di Pescara, che si occupa di sensibilizzare sul problema dei Dsa, fare formazione per docenti e laboratori per ragazzi e promuovere ricerca. Le uniche diagnosi riconosciute oggi dalla scuola sono quelle formulate dal servizio di neuropsichiatria infantile della Asl territoriale (fino a 18 anni di età), o dall'unico centro all'Aquila per le diagnosi dei Dsa in età adulta. Un’occasione per fare il punto, è la settimana nazionale per la Dislessia, iniziata ieri.
DIDATTICA PERSONALIZZATA «La Regione Abruzzo si è adeguata alla legge 170/2010 che tutela i diritti dei ragazzi con Dsa e che prevede degli strumenti compensativi e dispensativi a scuola di cui gli studenti possono beneficiare per ottenere il successo scolastico», spiega Carli. «A seguito di questa legge nazionale, la Regione ne ha formulato una regionale nel 2015, a cui sarebbero dovute seguire delle linee guida per l’accreditamento delle strutture sanitarie private (anche professionisti) che avrebbero potuto formulare certificazioni valide ai fini scolastici. Di fatto questo non è ancora avvenuto». Ciò significa che la Asl diventa l’unico punto di riferimento con il potere di certificare la diagnosi e i tempi si dilatano.
DIAGNOSI Ottenere una diagnosi però è fondamentale, perché solo con la certificazione la scuola può attivare un percorso personalizzato per il bambino. «La diagnosi avviene non prima della fine della seconda elementare», spiega l'esperta. «Una volta accertata, la scuola e le famiglie sottoscrivono un piano didattico personalizzato che contiene gli strumenti che servono per compensare queste difficoltà». Per un bambino discalculico la scuola può fornire la calcolatrice o una tavola pitagorica; per la disortografia, si può beneficiare di un correttore ortografico, e quindi all’alunno viene concesso di scrivere con il pc in aula; infine per la lettura sono previsti sintesi vocali e audiolibri. Strumenti che sono a disposizione anche degli adulti, come nel caso dell’esame per la patente, dove persone con Dsa possono utilizzare sintesi vocali e hanno più tempo.
GLI INDICATORI Sebbene la diagnosi si certifica solo alla fine della seconda, ci sono già degli indicatori che possono rappresentare un campanello d’allarme, a cominciare dalla presenza in famiglia di altri casi, dal momento che nel Dsa c’è una componente genetica ed ereditaria. «I bambini che hanno avuto nella loro storia un disturbo di linguaggio», specifica Carli, «potrebbero avere un disturbo dell’apprendimento. Un bimbo a 2 anni dovrebbe avere un vocabolario di minimo 50 parole, se lo ha più ridotto o parla male fino ai 4-5 anni, allora è più probabile che possa avere anche un Dsa. O ancora, se in prima elementare a gennaio-febbraio il bambino non riconosce le lettere, c’è qualcosa che non va. Portare il piccolo da uno specialista consente di accertare eventuali difficoltà e mettere in atto un potenziamento sin da subito».