Divorzi flash, “scoppia” una coppia al giorno

Con 16 euro separarsi è più facile: fino a novembre in programma 75 addii
PESCARA. Sono cinquanta, aggiornati alla settimana che si chiude oggi, i divorzi-flash a Pescara, dopo l’introduzione della legge sul cosiddetto divorzio breve, avvenuta il 26 maggio scorso, la quale ha ridotto i tempi d’attesa per sciogliere i matrimoni da tre anni a sei mesi, nei casi dei divorzi consensuali.
E a Pescara, il trend previsto per dirsi definitivamente addio, hanno fatto sapere dal Comune, da qui, alla metà di novembre, sarà di un divorzio-lampo al giorno. Più o meno, dunque, in cantiere, altri settantacinque divorzi brevi già in scaletta, nel giro di qualche mese. Un ritmo che ha subìto un’accelerata, visto che, fino al mese in corso, hanno reso noto dal Comune, dall’entrata in vigore della legge, il 26 maggio scorso, sono stati esaminati due o tre casi alla settimana.
Insomma, un’impennata, fotografata, fanno sempre sapere dall’amministrazione, anche dal numero di persone che quotidianamente si reca in municipio per chiedere informazioni. «Sono in molti», precisa l’assessore ai servizi demografici, Laura Di Pietro, «coloro che ogni giorno si presentano negli uffici per chiedere ragguagli sulle modalità delle separazioni e dei divorzi.
Anche perché, tra l’altro», spiega l’esponente della giunta del sindaco Marco Alessandrini, «recentemente è stata diramata anche una circolare in cui si dispone che con la procedura del divorzio è possibile anche regolare i rapporti patrimoniali». Il tutto, al prezzo di una pizza al piatto e una coca cola: i 16 euro occorrenti per la marca da bollo.
«Si è passati da un estremo all’altro», commenta l’avvocato Fabio Di Paolo, del Foro di Pescara, il quale sta seguendo due casi di divorzi brevi. «Se prima infatti i tempi erano troppo lunghi», rileva, «ora però sono troppo corti».
E il legale sgombra subito il campo da quel luogo comune in cui si dipingono gli avvocati come i catalizzatori del divorzio breve.
«Noi, anche per via della deontologia», sottolinea Di Paolo, «dapprima «facciamo ogni tentativo per far riconciliare la coppia. Solo quando constatiamo che la decisione è incontrovertibile, andiamo avanti».
Ma sono diverse le considerazioni da ripensare e che Di Paolo mette sul piatto. «Se, da un lato, la netta riduzione del periodo di riflessione concesso ai coniugi - i quali, ormai separati, intendono cessare gli effetti civili del matrimonio - viene considerata un’opportunità, dall’altro, una riduzione così drastica rischia di comprimere la possibilità per i coniugi di valutare adeguatamente e con piena consapevolezza le conseguenze, anche giuridiche, dei propri comportamenti. Certamente», continua l’avvocato, «il “divorzio veloce” può consentire ai coniugi - il cui rapporto matrimoniale risulta irrimediabilmente compromesso dalla crisi insanabile ed insostenibile, la quale caratterizza la relazione affettiva, spesso segnata anche da episodi di violenza domestica - l’opportunità di chiudere con un doloroso passato.
Ma vi sono anche casi in cui», aggiunge, «e l’esperienza professionale ne dà in qualche modo riscontro, in un contesto sociale e culturale sorretto da profondi egoismi e da spiccati individualismi, l’eccessiva riduzione del periodo utile a proporre la domanda di divorzio potrebbe costituire l’inconsapevole strumento per introdurre elementi di “contrattualizzazione” del rapporto matrimoniale e di flessibilità dei progetti di vita.
A prescindere da ogni riflessione di natura etica», specifica Di Paolo, «intendo dire che la riduzione eccessiva del termine di proposizione della domanda di divorzio introduce la possibilità di alimentare la costituzione di rapporti matrimoniali fragili, cristallizzando l’instabilità sia delle relazioni affettive, sia degli effetti giuridici connessi all’istituto matrimoniale.
Sarebbe forse auspicabile», dunque sottolinea ancora di Paolo, augurandosi che sull’argomento si apra una possibilità, da parte del parlamento, di rivedere alcune parti relative alla normativa introdotta il 26 maggio scorso, «un intervento legislativo che meglio ridefinisca i termini di proposizione della domanda di divorzio, bilanciando la libera scelta dei coniugi di sciogliere gli effetti civili del matrimonio con la tutela della stabilità del rapporto matrimoniale e degli obblighi giuridici che da questo sorgono».
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