Docenti esiliati al Nord In strada la rabbia dei prof

26 Agosto 2017

Penalizzati dall’algoritmo della Buona Scuola che li ha spediti fino a Trento Una delegazione di 50 “Nastrini Liberi Abruzzo” manifesta in via Passolanciano 

PESCARA. Ricomincia l’anno scolastico e riprende la lotta dei docenti esiliati al Nord per chiedere l’assegnazione del posto fisso a Pescara e in Abruzzo. La novità è che mentre lo scorso anno, dopo l’assegnazione delle cattedre in tante città del nord, da Perugia a Treviso, in molti sono riusciti a tornare, quest’anno non accadrà, come deciso dal Miur. Chi parte non torna, almeno fino a nuovo ordine ministeriale.
Ieri mattina, una delegazione di cinquanta Nastrini Liberi Abruzzo (parte di un esercito di 20mila persone del centro Italia che periodicamente organizza manifestazioni di protesta a Roma tra Miur e sedi governative), coordinati da Francesca Carusi (insegnante di storia dell’arte di Montesilvano, che ha appena vinto la sua battaglia per il rientro nelle scuole superiori pescaresi), hanno manifestato pacificamente con striscioni e slogan sotto la sede dell’ufficio scolastico provinciale di via Passolanciano. L’obiettivo è ricordare che nella nostra regione ci sono 400 docenti ( 146 a Pescara e provincia, e solo una quindicina sono riusciti a rimanere nei luoghi di residenza) prevalentemente di sostegno, penalizzati dall’algoritmo della legge 107 sulla Buona Scuola che li costringe ad avere una cattedra nel settentrione e le famiglie al centro sud. In tarda mattinata gli ex nastrini rossi sono stati ricevuti dal dirigente Carlo Pisu, il quale «ci ha espresso piena solidarietà, ma purtroppo non può opporsi alle decisioni ministeriali» racconta Carusi dopo il summit tra docenti e amministrativi. Solidarietà alla causa dei Nastrini esodati «è stata espressa anche dai sindacati di tutte le sigle della scuola». Ma l’eco dell’algoritmo renziano non si è ancora spenta.«Sì, il problema dei docenti esiliati al nord dalla 107 è ancora vivo e vegeto. A fine agosto 2017», dice Carusi, «la situazione è pressoché immutata. Pochissimi, una quindicina, hanno ottenuto il trasferimento definitivo (tra cui io, perché una collega di ruolo ha chiesto il passaggio a un’altra materia e così quest’anno insegnerò a Pescara, all’Acerbo e al Manthoné), la maggior parte si trova ancora in attesa di sapere se potrà rientrare in regione almeno momentaneamente, per un anno grazie a un’assegnazione provvisoria. Nella sola provincia di Pescara ben 56 docenti su posto comune (che insegnano le materie “normali”, ndc), e 40 su sostegno appartenenti alla scuola secondaria di secondo grado hanno chiesto di rientrare perché titolari fuori regione. E i numeri delle altre province abruzzesi non si discostano di molto. A questi si aggiungono altri 50 docenti della scuola primaria e secondaria di primo grado». In questo momento, la situazione più critica è quella di chi è titolare fuori su posto comune e che, rispetto allo scorso anno, si è visto ridotti i posti su cui poter rientrare in assegnazione provvisoria a causa dei tagli».
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