Dolore all’Aquila e Teramo: «Abbiamo il cuore straziato»

Sconvolti amici e colleghi dell’urologo. Il cardinale Petrocchi invita a pregare
L’AQUILA. Sgomento, incredulità, profonda tristezza. Sono i sentimenti che accomunano due comunità, quella aquilana e quella della sanità pubblica teramana, entrambe colpite al cuore dalla tragedia di Carlo Vicentini e della sua famiglia.
LE REAZIONI ALL’AQUILA
Non appena si è diffusa la notizia in tanti si sono ritrovati a Tempera, vicino alla villa dei Vicentini, per cercare di capire e per dare conforto ai familiari. Tra i primi ad arrivare alla villa l'ex consigliere comunale Giustino Masciocco. «Ci conosciamo tutti qui nella zona», sottolinea, «ed era doveroso per me portare un po’ di conforto a tante persone con cui sono cresciuto. Mi mancano le parole per descrivere quello che è successo». Da anni legato alla frazione di Tempera, don Giovanni Gatto parla di «una tragedia che ci tocca dal profondo del cuore», mentre il cardinale Giuseppe Petrocchi invita tutta l’Arcidiocesi «a pregare intensamente perché la Misericordia di Dio accolga le vittime di questa tragedia familiare e conforti l'intera comunità ecclesiale e civile perché possa offrire tutto l'aiuto richiesto da queste dolorosissime circostanze». Anche il sindaco Pierluigi Biondi è stato sul luogo della tragedia: «Sono profondamente colpito e addolorato. È un dramma incommensurabile, che strazia il cuore della comunità temperese e aquilana di angoscia, che porta turbamento e interrogativi a cui difficilmente potrà essere data risposta. Le mie preghiere e i miei pensieri sono rivolte alle vittime di questa tragedia e ai familiari che restano a piangerla. L’amministrazione è pronta a garantire tutta l'assistenza e il sostegno possibili». Una visita che va ben oltre i doveri istituzionali quella del senatore Guido Liris alla villa dei Vicentini. L’ex urologo era stato docente dello stesso senatore nel corso della sua carriera accademica. «Il professore», ricorda Liris, «era duro e severo ma imparziale; grande professionista, ha lasciato, e non solo in me, importanti insegnamenti come il valore del merito, l’importanza del rispetto nei confronti delle istituzioni e l’importanza della formazione. Quel rispetto che qualunque allievo deve al proprio professore non è mai venuto meno da parte mia, nonostante la nostra sia diventata un'autentica amicizia andata avanti per anni». Sul posto anche il rettore dell’Università dell'Aquila Edoardo Alesse che accompagnato dal direttore amministrativo Benedetto Di Pietro si è intrattenuto a lungo con parenti e familiari, abbracciando anche il fratello del medico, Giovanni. «Era un bravo professionista, schietto, anche un po’ burbero ma sicuramente una persona genuina», commenta Alesse. «Qui a due passi erano pronti per organizzare un’attività legata alla caccia», commenta Claudio Alfonsetti, «naturalmente si è deciso di annullare tutto per rispetto a questa famiglia che tutti conoscevano».
LE REAZIONI A TERAMO
«Siamo devastati. È una tragedia che non riusciamo a spiegarci: il professor Vicentini era un urologo molto bravo e apprezzato oltre che un uomo gentile, sensibile e disponibile». Così il direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia ricorda il medico, che è stato a lungo primario di urologia all’ospedale Mazzini. «Era andato in pensione circa un mese fa, dopo aver fatto un grandissimo lavoro nella nostra azienda, nel reparto di urologia a gestione universitaria», continua il dg, «al momento del pensionamento il reparto è tornato a gestione ospedaliera, ma ha continuato con il grande lavoro impostato da Vicentini che era medico ricercato da fuori Teramo e fuori regione». L’urologo in pensione Vincenzo Cipolletti, consigliere comunale a Teramo, ha lavorato per quarant’anni al fianco di Vicentini. La sua voce è incrinata dalla commozione quando racconta: «Siamo tutti particolarmente colpiti da questa tragedia, sia i medici che gli infermieri che hanno lavorato con lui. Io sono stato aiuto di grandi urologi, eppure Vicentini era alla loro altezza se non il più bravo di tutti perché conosceva perfettamente l'anatomia umana, era di una raffinatezza unica. Del resto per il Corriere della sera Teramo era il quarto miglior istituto di urologia in Italia. Sul lavoro aveva un carattere difficile e ne era consapevole, mi diceva con grande onestà: come hai fatto a sopportarmi per quarant'anni? Ma poiché fuori dal lavoro ho continuato a frequentarlo, perché aveva una casa al mare a Tortoreto vicina alla mia, lì era radicalmente diverso, era un compagnone, ci si stava benissimo. A gennaio lo invitai a vedere insieme la partita L'Aquila-Giulianova ma mi disse che non sarebbe venuto perché il figlio si era aggravato, ed è l'ultima volta che l'ho sentito. Forse in questa tragedia ha contato il pensionamento, perché il lavoro per lui era una difesa dalla sofferenza che viveva a casa, spesso veniva e stava a lungo in reparto anche se non era strettamente necessario». La conclusione di Cipolletti è polemica: «Ora tutti dicono che era un bravissimo medico ma ricordo che è stato mandato via per due volte da chi gestiva la sanità a Teramo: entrambe le volte con i pazienti abbiamo fatto delle manifestazioni sotto la Asl per lui e hanno dovuto farlo tornare. Questa è una macchia indelebile per la Asl di Teramo».
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