Don Ciotti: «Messina Denaro? Prego per la sua conversione»

Invitato dal vescovo Valentinetti, il sacerdote ha parlato a 600 studenti nella cattedrale di San Cetteo «La mafia c’è anche in Abruzzo, ma voi studiate e unite le forze per promuovere il cambiamento»
PESCARA. «Non abbiate paura. Ascoltate sempre la voce del cuore e della coscienza, sintonizzatevi col bisogno di libertà e cercate la verità». Le parole di don Luigi Ciotti, ispiratore e fondatore del Gruppo Abele contro le dipendenze, e di Libera contro i soprusi delle mafie, hanno scosso e riempito l’animo dei circa 600 studenti delle scuole secondarie di Pescara, Montesilvano e Alanno, che ieri mattina hanno affollato la cattedrale di San Cetteo per partecipare all’evento “Giovani verso una pienezza di vita: dall'indifferenza alla conoscenza e all’impegno per la legalità” voluto da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della diocesi Pescara-Penne che ha invitato il sacerdote-attivista in città. All’esterno, il presidio di polizia e carabinieri.
I ragazzi del Galilei, Volta, Classico D’Annunzio, Marconi, Acerbo, Alberghiero, Da Vinci, Misticoni-Bellisario, Alessandrini e Cuppari, accompagnati dai loro insegnanti, hanno rivolto a don Ciotti domande sulla paura, la fede, la mafia, Dio e la politica.
«La mafia c'è anche in Abruzzo», ha risposto il prete in prima linea per i diritti umani ai tanti volti curiosi e avidi di sapere, Chiara, Filippo, Samuele, Giorgia, Alessandro, Antonio, Giulia, Aurora, Ludovica, «ma voi non abbiate paura, impegnatevi, leggete, studiate perché la conoscenza vi rende consapevoli. Ascoltatevi con le orecchie, gli occhi e i piedi, andate di persona a vivere le esperienze. Unite le forze per promuovere il cambiamento».
Nella terra che ospita, nel carcere dell’Aquila, il superboss Matteo Messina Denaro, don Ciotti, seduto vicino all’altare al fianco di Valentinetti, tuona: «Qualcuno, un giorno, dovrà spiegarci perché quest’uomo è rimasto 30 anni latitante. Troppi errori sono stati commessi, dall’arresto di Brusca e Riina». E a margine dell’incontro, davanti alle telecamere, dice: «Prego per la conversione di Messina Denaro, per un cambiamento che parta da dentro, il pentimento non basta». E quanto alla mafia di oggi: «Un tempo era di matrice stragista. Oggi, a parte uccidere quando necessario, i mafiosi sono imprenditori connessi con segmenti politici ed economici. Il loro obiettivo è il potere e il denaro, provento di gioco, droga, eolico, finanza».
«Un coraggioso procuratore calabrese, Giuseppe Lombardo», rivela, «sostiene che i mafiosi hanno così tanto denaro da poter aprire loro stessi, le banche». Sulle intercettazioni: «Sono necessarie, i mafiosi usano le tecnologie: peccato che l’Italia non investa nell’hackeraggio come in altri Paesi d'Europa».
La paura? «Grazie a chi un giorno mi salvò la vita, anche col contributo di una intercettazione». La lotta alla mafia «si fa col lavoro, la scuola, la sanità, la giustizia sociale». Su Falcone e Borsellino: «Siate umili, generosi e responsabili come loro, impegnatevi nel vostro territorio». Agli studenti che gli chiedono se ha mai pensato di entrare in politica, ha risposto: «Sono felice di essere un sacerdote con tutti i miei limiti. Il mio impegno è per gli ultimi, la politica dovrebbe essere al servizio e per il bene di tutti, questo Paese chiede coerenza e credibilità, per questo dobbiamo lottare. Le istituzioni sono sacre, in Parlamento ci sono gli onesti, ma anche chi è preoccupato solo del proprio prestigio». Chiara, Ilir, Donato, Michele, Vincent, Edoardo, riflettono: «Sapere che la mafia non è sconfitta ci dà ansia, ma le parole di don Ciotti sono speranza».

