Don Giorgio: troppe morti su quel tratto di strada

3 Giugno 2014

Chiesa dello Spirito Santo gremita per l’ultimo saluto a Emanuela e Vittoria Il sacerdote: 22 anni fa perse la vita anche un altro nostro parrocchiano

PESCARA. «Se n’è andata la farfallina. La nostra farfallina non c’è più». Il grido di nonna Iole, appoggiata sulla bara bianca, penetra nelle ossa. Nel suo abbraccio al legno lucido c’è la fatica di chi da sabato non riesce a darsi pace: quel maledetto viadotto del Riccio, sull’A14, ha segnato il destino di un’intera famiglia, portandosi via mamma e figlia, Emanuela Morosini di 39 anni e Vittoria Aristone di 10, mentre papà Angelo lotta per sopravvivere, dopo un volo di 60 metri.

Due auto funebri, una bianca e una nera, sul piazzale antistante la chiesa dello Spirito Santo. Da una parte, il feretro verde chiaro per l’ultimo viaggio di Emanuela. Dall’altra, la bara candida di Vittoria.

Al centro i parenti e gli amici più stretti che solo otto giorni fa avevano condiviso quello stesso spazio per la prima comunione della piccola. È proprio il parroco, don Giorgio Campilii, a sottolinearlo, scegliendo lo stesso canto di ingresso “Noi veniamo a te”.

«La natura assegna a ogni genitore un legame speciale con il proprio figlio», ha detto il sacerdote, «ma quello che univa Emanuela e Vittoria era qualcosa di speciale. Quasi come se l’una non potesse vivere senza l’altra».

Parole di conforto e speranza – per quanto sia difficile – facendo forza sul carisma evocato dalla lettera di San Paolo ai Corinzi, sul salmo “Il Signore è il mio pastore”, ma soprattutto sulla storia della resurrezione di Lazzaro. E poi aneddoti e ricordi, guardando negli occhi i compagni di catechismo e di scuola di Vittoria, accovacciati davanti ai primi banchi.

Uno di questi piccoli si fa coraggio e, durante la messa,corre ad abbracciare Leonardo e Anna Morosini, i genitori di Emanuela: un momento dolcissimo, con i volti che si distendono per un attimo, come se le parole del Vangelo avessero preso la forma di quell’abbraccio.

Poi il silenzio. Che è un po’ un invito a riflettere. «Non è compito nostro interrogarci sulla dinamica di questo terribile incidente», prosegue il parroco.

«Siamo qui, per raccogliere il grido di dolore di due famiglie. Non sta a noi giudicare o fare valutazioni sulla sicurezza di quel tratto di strada. Quel terribile tratto di strada dove 22 anni fa ha perso la vita un nostro parrocchiano». Il riferimento è alla tragica morte di Marco Cerasi. Il religioso evita, comunque, di entrare nel merito di una tragedia per certi versi inspiegabile, la cui dinamica è oggetto di inchiesta giudiziaria, mirata innanzitutto ad accertare come sia possibile che un’auto possa aver superato la barriera così facilmente. «Dobbiamo imparare a leggere la storia di ciascuno di noi, come il trionfo della vita sulla morte e, in questo, i nomi stessi di Vittoria e di Emanuela (in ebraico “Dio con noi”) ci indicano un destino diverso per l’umanità. Un altro Salmo, il numero 83, chiama beato chi abita nella casa del Signore e chi trova in Lui la forza di andare avanti ».

C’è spazio per un ricordo, affidato a Oriana Ranieri, maestra della IV C di via Milano. «Quante cose ci ha insegnato, Vittoria, mentre imparava a leggere, scrivere e contare. Mi capitava spesso di accompagnarla fino alle scale di ingresso, dove trovava ad attenderla il sorriso rassicurante della madre».

La maestra Oriana parla del volto insicuro e timido di chi preferiva l’ultimo banco, ma di un calore e di una capacità di comunicare l’affetto agli altri. Le parole della donna precedono la lettura un piccolo ritratto da parte di Claudia, una compagna di scuola e di catechismo.

«Che strano: mi trovo a scrivere e piangere, mentre in testa ho il ricordo del sorriso di Vittoria. Abbiamo condiviso la festa della prima Comunione e abbiamo preparato insieme una poesia per la maestra. Ci hanno anche dato lo stesso braccialetto».

Inevitabile, infine, dedicare una preghiera ad Angelo Aristone, ancora ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale cittadino.

All’uscita dalla chiesa, le due bare sfilano fra due file di bambini, ciascuno con una calla in mano, il fiore bianco che si usa per chi si avvicina all’eucarestia.

La chiesa gremita fino alla fine, accompagna la partenza dei due feretri verso il cimitero.Del resto, la famiglia Aristone era molto nota perché titolare della storica pellicceria Caponord. Un silenzio surreale rotto dal pianto dei parenti. «Vieni dalla nonna, Vittoria. Vieni dalla nonna», si sente tra la folla.

Un grido soffocato a stento dalle ultime preghiere.

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