Don Giorgio: troppi poveri, aiutatemi

22 Maggio 2016

Tanti i disperati che vivono sulle panchine: il prete li accoglie, ma ormai le condizioni igieniche della piazza sono allarmanti

PESCARA. A piazza Spirito Santo vivono dei poveri disgraziati senza tetto, senza memoria di sè e del mondo, anziani, malati. Sono italiani, sono stranieri. Chiunque passando li vede dormire in vecchie coperte, mangiare di tutto, scavare nelle loro borsone di plastica. In genere si evita di avvicinarsi perché l’odore che arriva dai loro stracci è forte e nauseabondo, si scuote la testa e si passa oltre. Non così don Giorgio Campilii, il parroco della chiesa, che sempre li accoglie, li nutre, li veste, li aiuta. Fa quel che può, come la sua missione e il cuore gli dettano, ma neanche lui può ignorare che le condizioni igienico-sanitarie in cui queste persone vivono e di conseguenza la situazione igienico-sanitaria della piazza stanno diventando insostenibili per tutti gli altri frequentatori dell’area e della parrocchia.

Ieri il sacerdote per l’ennesima volta si è ritrovato a fare i conti con escrementi umani sparpagliati, vomito, resti di cibo in piatti di plastica pieni di insetti, rifiuti di ogni genere. «Non è più possibile», tuona il prete accorato, «oggi (ieri ndr) gli scout non hanno potuto neanche avvicinarsi alla piazzetta, avevano da fare lì le loro attività (intorno alla parrocchia ruotano 250 ragazzi) e non era prudente. Abbiamo ricoperto gli escrementi con la sabbia, ma la puzza continua a sentirsi e non so per quanto. Conosciamo questi poveretti, dormono sulle panchine, si alzano e fanno i loro bisogni dove capita. Non è colpa loro, deve intervenire l’assistenza sociale». Andrea Di Matteo, responsabile del gruppo scout in realtà ci ha provato a chiamare gli assistenti sociali: «Mi ha risposto la signorina Maddalena Vecchiella e quando le ho detto che a piazza Spirito Santo ci sono sempre feci umane ovunque mi ha detto impotente “pulitele voi”! Ma come si fa?». Don Giorgio ha segnalato la cosa anche all’assessore alle Politiche sociali Giuliano Diodati, ma non accade nulla. Non è una questione di razzismo, il sacerdote e il giovane scout lo ribadiscono serenamente: «Non si abbandona il prossimo in queste condizioni».

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