Don Max: Rancitelli, case popolari trasformate in negozi dello spaccio

Duro atto d’accusa del parroco del rione dopo il via libera della Consulta alla legge sugli alloggi Ater «Qui i bambini giocano tra le siringhe usate, da un anno continuiamo a sentire soltanto promesse»
PESCARA. «Normale non è vedere i bambini giocare tra le siringhe appena usate da zombie che si aggirano tra la Tiburtina e via Tavo. Normale non è assistere alle scene dei tossicomani che raccolgono la merce lanciata dai balconi dalle donne spacciatrici. Normale non è che la malavita pescarese stia traendo profitto dalla crisi socio-economia aggravata dalla pandemia. Non è normale che chi torna nelle case abusive, magari agli arresti domiciliari, venga salutato con i fuochi d’artificio che un tempo era il segnale ai clienti dell’arrivo della merce e dell’apertura della “puteca”. Non è questa la normalità che vogliamo, noi che viviamo a Rancitelli»
E un durissimo atto d’accuso quello vergato, nero su bianco, da don Massimiliano De Luca, don Max per tutti, sacerdote di frontiera della parrocchia dei Santi Angeli custodi («4300 anime, di cui 1400, senza contare gli abusivi, residenti nelle case Ater») in via Lago di Posta, zona vicina al rione del Ferro di cavallo, che si rivolge alle istituzioni e a chi ha nelle mani il potere di cambiare la realtà di un quartiere messo a dura prova da criminalità e spaccio dilaganti.
«Rancitelli, anno nuovo, vita vecchia», attacca il parroco nella sua lunghissima lettera inviata alla cittadinanza, «ci eravamo illusi che l’omicidio Cervoni potesse dare una svolta alla vita del nostro quartiere e tante altisonanti promesse di abbattimenti, di “mai più costruzioni Ater dove già ce ne fossero altre”, di costruzioni di piazze» nel quartiere devastato dal degrado. E invece «dopo più di un anno sono ancora promesse, che con il trascorrere dei mesi vanno sempre più infarcendosi di “distinguo” anche se nella mentalità del popolino è normale che se qualcosa di illegale accade, è al “Ferro di Cavallo” di via Tavo o al “Treno” di via Lago di Capestrano o in un'altra via di Rancitelli».
Rivolge una preghiera al governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio, al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e al sindaco Carlo Masci, il sacerdote che non le manda a dire a nessuno e chiede dove sia finito il «progetto della demolizione dell’arcinoto Ferro di Cavallo» promesso dagli amministratori «all’indomani dell’omicidio Cervoni, il 6 gennaio 2020» durante una fiaccolata per la legalità nelle vie del quartiere? Scopriamo che sarà abbattuto, ma “solo” in minima parte ricostruito con una costruzione innovativa e una grande piazza. Si continua a far l’errore di costruire altre case popolari vicino ad altre già esistenti, come l’aberrante mega condominio di via Tronto». Più volte «annunciata e procrastinata, come la fine del mondo, anche la demolizione dei palazzi Clerico». A suo parere «le case popolari vanno spalmate su tutto il territorio cittadino, se si vuole risolvere sia il problema abitativo quanto quello della inclusione sociale». Perché, secondo don Max da Fontanelle, «non è normale che i micro-boss del quartiere possano occupare abusivamente case di proprietà pubblica, ristrutturarle per poi affittarle alla modica cifra di 350 euro al mese; oppure che gli stessi permettano, non di certo gratuitamente, l’occupazione abusiva degli alloggi sfitti Ater, che precedentemente amministrazione comunale e forze di polizia, con costi elevatissimi per la collettività, avevano sgomberato (si vocifera 7mila euro a operazione, comprensivi di ambulanze, veterinari, muratori, elettricisti, fabbri) e da chi li fanno occupare? Dai loro clienti, che possono essere trasformati anche in bassa manovalanza». Quelli che il sacerdote chiama «bike courier» che «vanno direttamente a casa del compratore. E non è normale che, nonostante i vari divieti e le chiusure decretati dai tanti Dpcm, le famiglie malavitose hanno continuato il loro demoniaco commercio nelle consuete piazze di spaccio, avvalendosi delle tante vedette dislocate in via Tavo e in via Lago di Capestrano, in via Osento e via Nora».
E, infine, ma non ultimo perché la lettera è ancora lunghissima, il don di frontiera si scaglia contro chi approfitta dei drammi familiari da crisi Covid in «termini di offerta usuraia di denaro a famiglie e piccole aziende in difficoltà».
E conclude: «Nella Rancitelli che io sogno, ci sono persone intelligenti che costringono spacciatori di droga e mercanti di gioco d’azzardo a cambiare mestiere». (c.co.)

