Don Palmerino, Valentinetti e Masci commossi

Lo storico parroco sarà sepolto a Guardiagrele. Ma la nipote annuncia: «Tornerà a Pescara»
PESCARA. L'organo maestoso per il quale tanto si è battuto, questa volta, ha suonato solo per lui. Il Padre Nostro recitato in greco, come suo desiderio in vita. In chiesa e sul sagrato i volti emozionati e in lacrime di quei parrocchiani, debitamente distanziati, in ginocchio e in preghiera, che don Palmerino conosceva «per nome, uno a uno».
Il dolore composto di nipoti e cugini arrivati anche da Guardiagrele, Maria, Lucia, Luigina, Donatella, Silvana, Sergio. L'ultimo viaggio di don Palmerino Di Sciascio, morto lunedì scorso a 93 anni, di cui oltre 70 di sacerdozio, non poteva che essere nella "sua" chiesa, la Beata Vergine Maria del Rosario di via Cavour, dove lui stesso, tra i cantieri polverosi, ha poggiato la prima pietra nel 1956. «Queste mura parlano di lui, questo magnifico organo parla di lui, la sua vita si è consumata qui dentro», ha esordito un commosso monsignor Tommaso Valentinetti durante la cerimonia funebre di ieri mattina concelebrata con don Battista Arena, parroco del Rosario; don Francesco Santuccione, abate di San Cetteo, e venti sacerdoti schierati intorno al feretro ricoperto di rose rosse, «è faticoso accettare e comprendere il mistero della morte che rapisce anche chi, durante una intera vita, ha fatto solo del bene al prossimo. La vita pastorale e nelle scuole di don Palmerino è stata come un chicco di grano gettato a terra che muore e produce tanti frutti. Grazie è una parola troppo piccola per ricordare le sue molteplici attività», ha concluso l'arcivescovo che alla famiglia Di Sciascio ha rivolto il saluto di monsignor Bruno Forte, della diocesi teatina. Il sindaco Carlo Masci, accompagnato dalla figlia Angela, con la voce rotta dall'emozione ha più volte interrotto il suo discorso dal pulpito: «Difficile non commuoversi», ha detto Masci, residente nel quartiere, «questo è il mio ultimo saluto, dopo il 70° di sacerdozio e il Ciattè, al parroco che ha percorso ogni centimetro di queste strade, è entrato in ogni casa e vissuto la sofferenza e la gioia di ciascuno. Ci diceva: questa chiesa deve avere le porte di bronzo, l'organo e le finestre con le immagini pastorali, le torri campanarie e il teatro. Così è stato: il simbolo di una comunità operosa. Ci spiace che sia sepolto a Guardiagrele». Maria, nipote del sacerdote, promette: «Tornerà a Pescara». Le note di Bach sono state suonate dall'organista Francesco Alessandrini, accompagnato dai cori delle Dieci e Frammenti d'Infinito, il Padre nostro in greco recitato da Francesco Berardi, l'accoglienza curata dai volontari degli scout Europa 2 e delle associazioni M'arcord di Carlo Di Simone, Rinnovamento dello spirito e Azione cattolica.

