Donne maltrattate, c’è un caso ogni giorno

25 Novembre 2016

Nel 2016 dati allarmanti secondo lo sportello Codici Rosa del pronto soccorso Sono 329 le mogli o le compagne vessate o picchiate dal proprio partner

PESCARA. L’ultima vittima è di due giorni fa, in Brianza. Una donna di 29 anni strangolata e uccisa davanti ai due figli, dal compagno che non si rassegnava alla separazione. Di storie così, purtroppo, sono piene le cronache, ma quello che non si racconta, perché spesso sono le donne stesse a non farle emergere, sono le violenze domestiche, i soprusi, le umiliazioni, i ricatti e i maltrattamenti subiti da mogli, compagne e fidanzate che sfiorano quotidianamente epiloghi tragici come quello di due giorni fa.

Un inferno ben fotografato, dal servizio “Codice rosa” del pronto soccorso pescarese che si occupa proprio delle donne vittime di violenza, forte di una rete territoriale che comprende anche le forze dell’ordine e il centro antiviolenza Ananke.

Dunque, parlano i numeri: dal primo gennaio al 31 ottobre di quest’anno, sono 329 i casi di donne vittima di violenze trattati dal pronto soccorso attraverso il Codice rosa. Un caso al giorno. Di queste, 77 sono straniere mentre le restanti 252 italiane. Donne di ogni estrazione culturale e sociale che spesso, anche di fronte all’evidenza, cercano di nascondere il loro dramma. Per amore ma soprattutto per vergogna. Di fronte al medico che gli chiede conto di quei lividi, di quelle lesioni, di quello stato depressivo, indicano il marito, il compagno, l’ex partner. Salvo poi rifiutare di denunciarlo e tornare a casa.

Com’è successo quest’estate. Lo racconta il responsabile del servizio Codice rosa, il dottor Mauro Della Guardia: «È arrivata in pronto soccorso raccontando di aver ricevuto più volte minacce di morte, con il coltello puntato alla gola, tentativi di soffocamento e botte da parte del marito. Ho cercato di spiegarle che erano tutti fattori ad alto rischio, ma lei niente. Nonostante anche un tentativo di stupro da parte del marito, ripeteva che ci voleva riprovare, perché non voleva togliere i figli al padre. Quegli stessi figli che avevano assistito a quelle violenze. Come sempre», spiega il medico, «l’ho rimandata al Centro antiviolenze, ma era molto titubante. Parliamo di una donna istruita, una professionista come il marito. Ma non c’entrano la cultura o il degrado sociale. Piuttosto, a peggiorare le cose si aggiungono cocaina e alcol». Sempre facendo riferimento alla casistica del servizio Asl, gli autori delle violenze sono quasi sempre mariti e partner, 129. Seguono i conoscenti, 102 e gli ex, 16. E poi gli sconosciuti, 27, che secondo le testimonianze raccolte dal dottor Della Guardia, riguarderebbero i clienti delle prostitute che pure arrivano in pronto soccorso. «Potrebbero essere vittime dei loro protettori», va avanti il medico, «ma non lo dicono».

L’età più vessata è quella tra i 19 e i 35 anni (112 donne maltrattate) seguite dalla fascia tra i 36 e i 50 anni (104 vittime). Sette le bambine sotto i dieci anni finite al pronto soccorso per violenze, ma queste, dice ancora il medico, sono spesso figlie di separati portate dall’uno o dall’altro genitore in ospedale semplicemente per accusare l’altro, anche solo di fronte a uno schiaffo. Diciannove, invece, le donne che si picchiano tra loro. Per gelosia, per problemi di vicinato.

Per il resto, sono da brividi le violenze denunciate: fisica (190), domestica (128), psicologica (125). E poi maltrattamenti (123) e violenze sessuali (9). Capitolo a parte la violenza condivisa, quella fatta e subìta davanti ai figli: nove casi. «Ma quando ci sono di mezzo i figli minori», puntualizza Della Guardia, «scatta una procedura a parte. Chiediamo alla donna se ha qualcuno da cui farsi ospitare, altrimenti allertiamo la squadra Mobile che oltre a trovargli una sistemazione alla Caritas o in associazioni analoghe, passa a verificare i fatti chiedendone conto direttamente al presunto responsabile. Ma poi alla fine», conclude il medico, «la donna quasi sempre ritratta». Per questo, rimarca il medico, vuol dire poco se i casi registrati quest’anno sono cento in meno rispetto al 2015: «Più che diminuiti potrebbero essere sommersi».

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