Donne pugili per incassare la “tassa di occupazione”

Sgominata la gang che sfruttava e picchiava le ragazze sulla Nazionale
PESCARA. Per prostituirsi dovevano pagare una tassa per l’occupazione del suolo. Perché l’area di Pescara sud - San Silvestro, nella zona di via Nazionale Adriatica, era diventata una specie di proprietà privata, per cui con potevano avvicinarsi sconosciute. Erano queste le condizioni a cui dovevano sottostare le giovani donne romene che si presentavano di punto in bianco a lavorare nel territorio “gestito” da due coppie di sfruttatori. E chi si rifiutava di pagare veniva minacciata e poi picchiata, non solo dai quattro “capi” dell’organizzazione, uomini e donne, ma anche da altre prostitute.
L’ordine di arresto nei confronti dei quattro risale a sei mesi fa ma solo ora, grazie alla collaborazione della polizia romena e dell’Interpol, gli investigatori pescaresi hanno rintracciato e bloccato due romeni latitanti, marito e moglie, Dumitru Cornel Anghel, 28 anni, e Bianca Anghel, 22 anni, oggetto di un mandato di arresto europeo e rintracciati nel loro paese. Una terza indagata, Adriana Pasca, 22 anni, romena, era stata intercettata e arrestata nel mese di ottobre 2015 (ora è sottoposta all’obbligo di dimora) mentre è tuttora latitante il suo compagno all’epoca dei fatti, Michele Colalè, detto Michel, 39 anni, di Francavilla al Mare (implicato nel 2011 in un’operazione analoga). L’accusa, per tutti, è di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Nell’ambito di questa inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Andrea Papalia, sono indagate anche altre sei persone per il reato di estorsione.
L’attenzione del personale della squadra mobile si è concentrata su questo gruppo criminale quando, nel 2014, alcune ragazze sfruttate si sono rivolte agli investigatori per denunciare chi le controllava. Hanno raccontato le pressioni a cui erano sottoposte dai quattro e da altre prostitute affinché pagassero la tassa di occupazione del terreno, pari a 30 euro al giorno o 150 euro a settimana per continuare a lavorare lì. Rifiutare di versare questa somma voleva dire subire minacce (anche di morte) e botte, come è accaduto a una giovane che è stata vittima di un pestaggio in strada, dove è stata raggiunta da una sua collega, afferrata per i capelli, trascinata a terra e poi presa a calci. In questo contesto un ruolo di primo piano l’hanno ricoperto le donne indagate, a partire dalle arrestate. Sia Anghel che Pasca collaboravano attivamente con i compagni e, oltre a prostituirsi, le due romene facevano in modo che le altre giovani si attenessero alle regole imposte dagli uomini e non esitavano a ricorrere a metodi violenti, secondo la Procura. Gli uomini, invece, presidiavano il territorio, al confine tra Pescara e Francavilla, spostandosi in auto, e davano indicazioni per posizionare le ragazze gestite direttamente dal gruppo, controllarle e riscuotere la percentuale sugli incassi, oltre a costringere le altre squillo a pagare la tassa di occupazione del suolo, che ritenevano di loro proprietà.
Questo balzello non era l’unico istituito dai quattro. C’erano altre somme obbligatorie, a carico delle prostitute che accettavano di lavorare per loro, e cioè una quota legata alle prestazioni sessuali, pari a 10 euro al giorno, a fronte del servizio di accompagnamento sul posto di lavoro, e una quota per l’eventuale utilizzo di una stanza. Un’attività più che redditizia per gli sfruttatori, ufficialmente disoccupati, che incassavano circa 50mila euro al mese. E, grazie al controllo delle squillo, i romeni mandavano consistenti quote di denaro a casa, usando il circuito dei money transfer.
Dopo le denunce, la squadra mobile, con la sezione coordinata da Guido Camerano, ha dato il via ai servizi di appostamento e alle intercettazioni telefoniche, che hanno consentito di ricostruire il ruolo di ciascuno, almeno fino ad un certo punto, considerato che poi gli equilibri sono cambiati, tra i vari gruppi concorrenti che gestiscono la prostituzione, il quartetto si è disgregato e si sono create nuove alleanze. Inutili, poi, i tentativi degli indagati di limitare le conversazioni al telefono, temendo di essere spiati. Più volte hanno perso le staffe. Perché l’importante era incassare.
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