Donne sfruttate e violentate? Tutti assolti

4 Marzo 2016

A cinque anni dai 18 arresti e il sequestro di tre night, arrivano solo due condanne per immigrazione clandestina

PESCARA. L’accusa era quella di far arrivare in Italia delle ragazze cubane con la scusa di assumerle come ballerine nei locali della movida, ma poi le stesse ragazze sarebbero state avviate alla prostituzione nei night club tra Francavilla, Chieti e Borgorose. Il 2 maggio 2011, l’operazione Cuba Libre della questura di Pescara portò a 18 arresti e al sequestro del Taix di Francavilla, del Mato’s di Fara Filiorum Petri e del Patio Crazy Love di Borgorose. Sotto sequestro finirono anche 4 auto di lusso ritenute di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dagli indagati. A distanza di 5 anni, però, sono stati tutti assolti: non c’è alcuna prova che gli imputati abbiano fondato un’associazione a delinquere per sfruttare le ragazze e farle prostituire nei locali, nessuna prova delle violenze e delle minacce subite dalle giovani donne e nessuna prova dello spaccio di cocaina. A fronte di decine di capi di imputazione, è rimasta in piedi solo la violazione delle norme sull’immigrazione e sulla permanenza degli stranieri in Italia: quelli che la polizia considerava i capi del gruppo, il cubano Omar Morejon, 52 anni residente a Montesilvano, e Rocco Di Renzo, 65 anni di Francavilla, titolare del Taix, sono stati condannati rispettivamente a 5 e due anni.

Tra 90 giorni, il collegio giudicante – presidente Massimo De Cesare, giudici a latere Gianluca Falco e Sergio Casarella – depositerà le motivazioni di una sentenza che ha riscritto due anni di indagine. Ma di certo c’è già che sono cadute le accuse, pesanti, di associazione per delinquere volta all’ingresso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, detenzione e spaccio di stupefacenti, violenza sessuale, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. «Il tribunale di Pescara, dopo 5 anni di processo e una lunga istruttoria nella quale sono stati ascoltati molteplici testimoni, ha sconfessato il teorema della questura», dice l’avvocato Italo Colaneri che ha assistito Di Renzo e l’allora deejay del locale, Jiri Simka, 52 anni, cittadino della Repubblica Ceca residente a Francavilla.

Nel 2009 le indagini partirono da un esposto anonimo. Poi, la polizia, coordinata dalla pm Silvia Santoro, andò avanti seguendo le rivelazioni di alcune ragazze che raccontarono quello che succedeva nei night intorno alla figura dell’impresario Morejon, assistito dall’avvocato Giancarlo De Marco: loro, così dissero le ragazze, non dovevano fare solo le ballerine e le intrattenitrici ma erano obbligate ad avere anche rapporti sessuali con i clienti e con i componenti dell’organizzazione. Indagando, la polizia scoprì poi anche matrimoni finti tra alcune ragazze e diversi pregiudicati e tossicodipendenti della zona: nozze fittizie che servivano per far guadagnare la cittadinanza italiana alle ragazze. Ma il tribunale ha deciso, prevalentemente con la formula del «fatto non sussiste», che la verità giudiziaria è un’altra. «A fronte di gravissimi delitti contestati», commenta ancora il legale Colaneri, «è rimasto in piedi soltanto il capo di imputazione concernente la violazione delle norme disciplinanti l’immigrazione e la permanenza degli stranieri in Italia». Gli altri imputati sono stati difesi, tra gli altri, da Aldo Moretti, Carlo Di Mascio, Paolo Marino e Angelo Minnucci.

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