Donne sole raggirate: pescarese scarcerato

Santuccione era finito al centro di un’indagine della Finanza: «Sono innocente, mai circuito l’anziana»
PESCARA. Il tribunale del Riesame di Milano, riunito in camera di consiglio il 12 ottobre scorso, ha disposto la scarcerazione di Giuseppe Santuccione, il 46enne originario di Cepagatti finito al centro di un’indagine della Guardia di finanza del comando provinciale di Varese per un presunto raggiro di due donne sole e con problemi di natura psicologica.
Gli altri due indagati, Gioacchino Fera, 53enne di Varese, e Andrea Luraschi, 34 anni di Venegono Superiore (Varese) restano al momento in carcere anche in relazione alla gravità degli addebiti (il reato è di circonvenzione di persone incapaci) e al rischio di inquinamento probatorio. I fatti risalgono al 2016. Secondo i finanzieri, che hanno ricostruito il quadro probatorio anche attraverso le intercettazioni telefoniche, due donne facoltose, nubili e con problemi psicologici, sono state prosciugate di tutti i loro averi, conteggiati in un milione e 200 mila euro. Indotte a cedere un ingente patrimonio immobiliare del valore di 450mila euro oltre a 790mila euro in denaro e ridotte in stato d’indigenza. Allo stato delle indagini, l’unico reato addebitato a Santuccione, assistito dall’avvocato Marco Bianchi del foro di Varese, riguarda l’addebito di due bonifici, il primo pari a 59.802 euro e il secondo di 166.840 euro, fatti da una delle due donne sul suo conto corrente e immediatamente trasferito a Fera. Santuccione risulta inoltre estraneo alle manipolazioni nei confronti della seconda persona offesa.
I giudici (presidente Luisa Savoia, giudice Monica Amicone, giudice relatore ed estensore Caterina Ambrosino) hanno riformulato l’ordinanza pronunciata dal gip del tribunale di Busto Arsizio il 4 settembre scorso e hanno ritenuto cessate le esigenze cautelari nei confronti del pescarese. Santuccione, anche attraverso il suo avvocato, si è sempre dichiarato «innocente e completamente estraneo ai fatti, in particolare al reato di circonvenzione di persone incapaci» tant’è vero che dal 2018 è tornato a Pescara svolgendo anche un’attività lavorativa stabile. «Sono molto dispiaciuto per quello che è successo e mi sento in colpa anche verso i miei tre figli», dice Santuccione, «il mio errore è stato di accettare di mettere a disposizione il mio conto corrente per questa operazione. Mi ero trasferito in Lombardia per lavoro e avevo conosciuto la signora tramite Fera, facendo anche dei piccoli lavori nella sua casa, ne era nata un’amicizia. Non potevo assolutamente immaginare che cosa ci fosse dietro». (y.g.)

