«Dono l’abito da sposa per dare felicità»

26 Marzo 2015

Parlano due delle 30 donne che hanno accettato di regalare il vestito del giorno più bello a chi non può permetterselo

PESCARA. «All’inizio fa un po’ male ma, passato il primo momento, donare l’abito da sposa riempie di gioia». Ha interpretato il desiderio della sorella scomparsa a 49 anni e ha regalato il suo vestito da sposa a chi non ha la possibilità di comprarne uno. Livia Buccella, 60 anni, ha perso la sorella Carla quattro anni fa: donna altruista e dedita al sociale, prima di morire aveva espresso il desiderio di donare il suo vestito da sposa e rendere felice chi non aveva i mezzi per acquistarne uno così, grazie all’associazione Il velo di Iside, sarà una giovane sposa disabile a indossare quell’abito.

Buccella, perché questo gesto?

«Ho perso mia sorella 4 anni fa quando, tra l’altro, era rimasta vedova. Ho i ricordi un po’ confusi e non so bene se è stata lei a dirmi che avrebbe voluto regalare il suo vestito oppure se l’ho sognato ma comunque era un suo desiderio. Così quando Carla è andata via, ho pensato subito di voler regalare il suo vestito a una ragazza che ne avesse bisogno. Ho cercato un po’ ma nessuno ha risposto fino a quando non ho letto di questa iniziativa e l’ho interpretata come un segnale: perché era il 21 marzo, anniversario della morte di mia sorella».

Perché sua sorella voleva donare il suo vestito da sposa?

«Perché era dedita al sociale, il suo scopo era dedicarsi agli altri e, oggi, poter esaudire un suo desiderio mi restituisce un po’ di pace».

E’ stata lei ad accompagnarla a comprare l’abito da sposa?

«Sì, eravamo io e la mia futura cognata. Mia sorella si è sposata a 29 anni con Antonio Ventura, un uomo splendido che poi purtroppo è scomparso. Quando Carla uscì dal camerino con quel vestito, le dissi: “Questo è il tuo vestito”».

Che valore aveva per sua sorella quell’abito?

«Era il coronamento del suo sogno d’amore, di un matrimonio che poi è stato stupendo e felice».

Ha condiviso questa decisione con la sua famiglia?

«Sì, prima di aderire all’iniziativa di Annarita D’Urbano ho chiamato mio fratello per sapere se era d’accordo e non ha esitato: è stato un momento emozionante per tutti».

Si perde qualcosa privandosi del vestito di un giorno importante come il matrimonio?

«Staccarsi un pochino fa male ma poi prende una gioia indescrivibile, ci si sente arricchiti. D’altronde invece di tenere l’abito appeso in un armadio, renderò felice qualcuno».

Donerà anche il suo vestito da sposa?

«Sì, la prossima volta donerò anche il mio. Adesso ho iniziato con quello di mia sorella interpretando un suo desiderio prima di morire.

Cosa augura alla sposa che lo indosserà?

«Intanto sono molto contenta perché so che il vestito di mia sorella andrà a una coppia di disabili. Auguro alla giovane sposa di coronare il suo sogno d’amore e di essere felice com’è stata mia sorella con suo marito. Sono molto curiosa di vederla con l’abito e so che mi emozionerò. Ma c’è una cosa che vorrei dire alla giovane sposa: potrà contare sulla protezione dal cielo di mia sorella».

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