«Dovevamo occuparci di viabilità Ma i compiti sono sempre di più»

PESCARA. Il vigile di una volta non esiste più. Se un tempo si occupava solo di viabilità ora ha mille compiti e la gestione del traffico passa quasi in secondo piano. Ne sa qualcosa il maggiore...
PESCARA. Il vigile di una volta non esiste più. Se un tempo si occupava solo di viabilità ora ha mille compiti e la gestione del traffico passa quasi in secondo piano. Ne sa qualcosa il maggiore Adamo Agostinone, della polizia municipale di Pescara, che racconta la vita di ieri e quella di oggi di un appartenente alla polizia municipale.
Qual è la vostra giornata tipo?
«Si inizia con i servizi davanti alle scuole, poi si prosegue con i posti di controllo e con le richieste di pronto intervento, quelle che arrivano dai cittadini (una trentina al giorno) e che possono riguardare un passo carrabile, un cane senza guinzaglio, animali abbandonati, segnalazioni di abusi edilizi, cantieri stradali senza autorizzazione e molto altro ancora. C'è poi il nucleo commercio che segue i mercati, i centri commerciali, i negozi e controlla l'abusivismo. E poi, ancora, ci sono la pattuglia antidegrado che vigila, ad esempio, su area di risulta e terminal bus, il personale destinato alle case popolari, il nucleo che ha competenza sugli incidenti stradali, il servizio ambiente che si occupa della raccolta indifferenziata, di discariche e sversamenti nel fiume, e i vigili impegnati nel campo della protezione animale».
Che fine ha fatto il vigile che si occupava solo di traffico?
«Esiste ancora oggi perché ci sono delle pattuglie che girano e altro personale fisso in strada che si occupano della gestione del traffico. Poi, nei periodi di festa o in particolari occasioni, vengono predisposti anche servizi ulteriori su zone specifiche. Certo, non è più come prima: quando sono entrato nella polizia municipale, nel 1981, i vigili di Pescara avevano a disposizione due macchine “127” (per cento uomini), più una “1100” ad uso esclusivo del comando. All’epoca andavamo in giro a piedi, ma c'erano anche delle moto. Erano i tempi del sindaco Nevio Piscione ed eravamo i meglio vestiti d'Italia perché di ritorno da un viaggio a Milano lui comprò dei cappotti di un certo livello, sembravano quelli di Napoleone. Poi ci comprò dei giubbini in goretex e da allora non ci sono più state amministrazioni che ci hanno tenuto così tanto. Noi siamo nati per occuparci di viabilità ma ci caricano di altri compiti, senza che ci siano riscontri economici o a livello di pensione e manca anche il riconoscimento come cause di servizio. Siamo legati al contratto degli enti locali e non siamo come le altre forze di polizia: pur avendo gli stessi compiti, non abbiamo gli stessi strumenti. Ora che daranno più poteri ai sindaci non sappiamo come faremo a dare seguito ai nuovi compiti attribuiti alla municipale».
Com'è il rapporto con i cittadini? Si lamentano delle multe?
«Il rapporto è buono, prima subivamo più aggressioni verbali. I cittadini sono più attenti, le infrazioni sono diminuite anche grazie alla segnaletica.
E le tanto temute rimozioni?
In realtà il carro attrezzi non interviene quasi mai di propria iniziativa. Si occupa di liberare alcuni punti particolari, come passi carrabili e incroci rimasti bloccati, o le strisce pedonali. Non esce per fare cassetta e si muove su disposizione della sala operativa».
Quali sono le situazioni che più caratterizzano Pescara, in negativo?
«Il parcheggio in doppia fila in via Fabrizi e in via Conte di Ruvo per cui su questi punti prestiamo maggiore attenzione. In via Regina Margherita il problema è stato risolto con la pista ciclabile».
C'è un episodio che ricorda in maniera particolare?
«L'encomio ricevuto dall'allora procuratore Nicola Trifuoggi. Ero di servizio ad una sfilata di moda in piazza Primo Maggio quando un pazzo si lanciò in auto sulle transenne e poi sulla folla. Io era sulla moto, che cadde, e la prima cosa che mi venne da fare fu prendere il fischietto e fischiare fortissimo, per richiamare l'attenzione della gente, come avvenne».
E del suo rapporto con i pescaresi, cosa le resta?
«Ho eseguito diversi arresti e alcune di quelle persone mi sono diventate amiche. Con uno di loro, durante il trasporto in auto in Tribunale, abbiamo parlato del Milan, la squadra del cuore che ci accomunava. Poi, alla fine della direttissima, lui si girò e mi disse: “Comandante, non ti preoccupare, che stasera vinciamo tre a zero”...».
Come sono le vigilesse?
Il personale femminile è ottimo: sono preparate e anche più severe di noi.
Come vede il vostro futuro?
Gli organici delle forze dell’ordine si assottigliano e le funzioni si riversano sulla municipale. Spero che si crei una scuola di formazione della municipale dopodiché si potrebbe parlare di equipararci alle forze di polizia. Oggi non ci sono le condizioni per questa equiparazione. (f.bu.)

