Draghi proroga gli aiuti e scommette sull’Italia

Quantitative easing, la Banca europea va avanti. Acquisti per 60 miliardi al mese Il presidente della Bce netto sul dopo Renzi: «Non vediamo rischi per l’euro»
ROMA. Super Mario non molla la presa. Nonostante le critiche provenienti dalla Germania il presidente della Bce Mario Draghi ieri ha allungato il Quantitative easing sino alla fine del 2017, anche se dal prossimo aprile l’ammontare degli acquisti di obbligazioni pubbliche e private scenderà da 80 a 60 miliardi al mese. Fermo a zero il tasso di riferimento così come quello negativo sui depositi delle banche presso la Bce (-0,40%), quello marginale allo 0,25%, e rimarranno «ai livelli attuali o inferiori per un lungo periodo di tempo». Da gennaio la Banca centrale potrà comprare titoli pubblici a 12 mesi, dal precedente limite minimo di 2 anni, e con un rendimento inferiore al tasso sui depositi, pari a -0,40%, per sopperire all’eventuale carenza di bond sul mercato secondario e garantire la prosecuzione del programma.
Il cambio del Qe è stato un piccolo capolavoro tecnico-politico di Draghi: «Sul tavolo c’erano due ipotesi» ha spiegato, quella approvata e l’altra che prevedeva era di estendere gli acquisti di 6 mesi all’attuale livello di 80 miliardi di euro al mese. La decisione «è stata presa a larga maggioranza» e avrebbe così messo nell’angolo i falchi della Bundesbank che, secondo il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, hanno comunque votato contro. Ma la mossa del presidente della Bce ha comunque diviso il fronte tedesco: Ifo, uno dei principali istituti economici che ha sempre sparato ad alzo zero contro le decisioni monetarie della Bce, ha espresso un giudizio positivo sulla decisione di ridurre il volume degli acquisti da marzo. Nella conferenza stampa che ha seguito come di consueto il consiglio direttivo della Bce, Draghi ha risposto in modo netto alle domande sulla situazione italiana: «Non vediamo rischi per la tenuta dell’euro» dalla crisi politica italiana, ha detto il governatore. Quasi stizzita la reazione alla domanda se la Bce stia aiutando il bilancio italiano con la sua politica monetaria, come accusano alcuni in Germania: «No, ovviamente no. Non siamo di parte». Nessun commento, invece, alla vicenda del Monte Paschi: «Chiedete una risposta al Consiglio di vigilanza» ha risposto Draghi a chi chiedeva se non sia il caso di concedere a Mps più tempo per trovare una soluzione privata alle necessità di rafforzamento del capitale. «Ne so davvero poco di questa ipotesi di un prestito del meccanismo di stabilità europeo Esm all’Italia per le sue banche», ha aggiunto il presidente della Bce che, a proposito dell’indiscrezione di stampa, ha letto cosa prevede la normativa che istituisce l’Esm: «Che vi sia mancanza di soluzioni alternative» e che «non si riesca a colmare le necessità di capitale attraverso soluzioni private».
Sulla situazione italiana si è espresso anche il commissario agli Affari monetari: Pierre Moscovici ha liquidato con un «no, non è una crisi europea» la domanda se la crisi di governo in Italia dopo il referendum debba essere considerata una crisi di tutta la Ue. In Italia, ha aggiunto Moscovici ricordando i processi istituzionali in corso, «penso che ci sia anche una continuità, una continuità nelle responsabilità». Chi invece ieri ha sottolineato i possibili effetti negativi del referendum è stata Moody’s, che ha deciso di abbassare l’outlook sul rating del Belpaese da “stabile” a “negativo” dopo la vittoria del No e la crisi di governo. Secondo gli analisti di Moody’s le prospettive in campo economico sono «ulteriormente peggiorate» dopo la bocciatura delle riforme costituzionali. Inoltre, per gli esperti, ci sono rischi «in aumento» per il rinvio del taglio del debito a causa «di prospettive di crescita deboli nel medio termine».
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