Droga e alcol in carcere, 9 indagati

15 Giugno 2019

Non risponde al giudice l’assistente di polizia penitenziaria agli arresti domiciliari

PESCARA. Ha deciso di non rispondere alle domande del giudice l'assistente capo della polizia penitenziaria, Paolo Capone, in servizio nel carcere San Donato, destinatario della seconda misura cautelare, questa volta imperniata su una serie di contestazioni di corruzione. Assistito dal suo legale di fiducia, l'avvocatessa Melania Navelli, l'indagato, ai domiciliari, si è avvalso della facoltà di non rispondere lasciando dunque, almeno per il momento, inalterato tutto l'impianto accusatorio contestato dal gip Gianluca Sarandrea. «L'arresto in flagranza degli indagati», insieme a Capone figura anche l'albanese Kledio Ujka, in relazione alla cessione di sostanze stupefacenti, scrive il giudice nella nuova misura, «non era stato il frutto di un'azione estemporanea della polizia giudiziaria, ma costituiva lo sviluppo di una serie di indagini già in corso, espletate per lo più attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali all'interno della casa circondariale». Indagini nate dal ritrovamento di due telefoni cellulari nella disponibilità di due detenuti. Questa volta, però, la gravità del fatto riguarda la corruzione in quanto l'assistente capo avrebbe consegnato cellulari e bottiglie di alcolici ai detenuti in cambio, come sostiene l'accusa, di una serie di utilità: denaro, ma non solo, addirittura anche un motore di auto da parte di un familiare di un detenuto. «Alcun dubbio», aggiunge il gip, «sussiste in ordine al fatto che il Capone si sia ripetutamente prestato a realizzare attività contrarie ai regolamenti interni alla struttura, quale quella di consegnare vari oggetti, tra cui anche sostanze stupefacenti, ai detenuti del carcere pescarese, consentendo ai medesimi di detenere e utilizzare telefoni cellulari superando i limiti previsti per le comunicazioni consentite ai detenuti, ottenendo corrispettivi in denaro o di altra natura». Fatti che sarebbero stati commessi «in epoca anteriore a quella di emissione della ordinanza cautelare già in corso». Per questo motivo il giudice ha disposto l’unificazione dei due procedimenti, strettamente connessi. Con Capone e l'albanese, risultano indagati i vari detenuti che beneficiarono delle condotte dell'assistente capo e i familiari di alcuni di essi: in totale 9 indagati. (m.cir.)