Droga e kalashnikov nascosti: c’era un deposito lungo il fiume

14 Dicembre 2022

Scoperto un nascondiglio sotterraneo di armi e sostanze stupefacenti sul Fino, a Collecorvino L’ipotesi: un covo usato da una banda di albanesi. I Ris avviano gli esami su impronte e proiettili

PESCARA. Un deposito interrato di armi e droga scoperto e sequestrato dai carabinieri nelle campagne di Collecorvino, vicino al fiume Fino. Dentro una grossa busta nera dell’immondizia, trovati due chili di eroina, che una volta immessi sul mercato avrebbero fruttato circa 140mila euro, e un kalashnikov. Vicino all’arma, un fucile automatico Ak-47 con il caricatore a “banana”, c’erano anche 80 proiettili calibro 7,62 x 39. Droga, fucile e munizioni erano a loro volta ricoperti con della carta castagnola.
L’ALTRA INDAGINE Il rinvenimento è stato fatto nel pomeriggio di lunedì nell’ambito di una più ampia indagine condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Pescara, guidati dal tenente colonnello Antonio Bandelli. Indagine che li ha portati dritti a Collecorvino, in un terreno proprio nelle adiacenze dell’alveo del fiume, poco frequentato e di conseguenza trasformato in un nascondiglio ritenuto sicurissimo. L’eroina, rinvenuta sotto forma di cristalli e di polvere, e le armi erano state state interrate per essere recuperate poi al momento opportuno. Il kalashnikov, risultato di fabbricazione cinese, datato, ma comunque perfettamente funzionante, sarà ora inviato al Ris di Roma per gli accertamenti tecnico-balistici e, quindi, per verificare la sua compatibilità con fatti di sangue, censiti nelle banche dati. Si vuole, insomma, capire se abbia già sparato e quando. Gli accertamenti puntano ad individuare anche eventuali tracce di materiale organico ai fini dell’estrapolazione del Dna e per l’esame delle impronte digitali.
CACCIA AGLI ALBANESI Per quanto riguarda l’eroina, era destinata quasi sicuramente a rifornire il mercato al dettaglio della provincia. L’ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori, con il coordinamento della procura, è che dietro ci siano gli albanesi, che quello scoperto fosse, insomma, un luogo di custodia, un deposito gestito da albanesi. Deposito di droga proveniente direttamente dall’altra parte dell’Adriatico. La costa adriatica è ormai considerata un “hub” della droga, in cui s’intrecciano gruppi criminali albanesi, balcanici e italiani, che si spartiscono fra loro le immense possibilità di guadagno.
I PRECEDENTI Negli ultimi anni, numerose sono state le operazioni condotte da carabinieri, polizia e guardia di finanza. Fra le più rilevanti, quella che ha portato tempo fa all’arresto di due fratelli albanesi, residenti a Montesilvano. Gran parte della droga che arrivava sul territorio pescarese passava dalle loro mani. Grossi quantitativi di eroina, provenienti dall’Albania, che venivano smerciati a livello locale, ma anche nella vicina Puglia attraverso contatti e scambi continui con un gruppo di foggiani. I due avevano il loro deposito nelle campagne di Casalbordino. Anche in quel caso, l’eroina purissima veniva nascosta all’interno di buste di plastica e poi interrata.
Sempre a Montesilvano, arrestati dai carabinieri in piena pandemia altri due albanesi, incensurati. Nella abitazione da loro presa in affitto sul lungomare trovati addirittura 34 chili di eroina, che una volta sul mercato avrebbero fruttato 2 milioni di euro. In casa avevano creato una sorta di laboratorio per la droga con una pressa idraulica, forme e contenitori in plastica per le confezioni da mezzo chilo. E in un armadio della camera da letto c’erano due sacchi contenenti 25 chili di eroina, 5 chili della stessa sostanza già “tagliati” e pronti per la vendita al dettaglio, ed altri 3 panetti, del peso complessivo di 2 chili, nascosti in una intercapedine sotto il tavolo da pranzo, oltre a una notevole quantità di sostanza da taglio.