Droga e telefonino a un detenuto: l’agente ora rischia il processo

28 Luglio 2023

L’assistente capo della polizia penitenziaria arrestato a giugno del 2022 è accusato di corruzione Richiesta di rinvio a giudizio anche per il destinatario della merce, la sorella e un’altra pescarese

PESCARA. La procura di Pescara chiede il processo per un assistente capo della polizia penitenziaria che prestava servizio nel carcere di San Donato, Paolo Aucone (originario di Tollo), per rispondere di corruzione in relazione all’introduzione in carcere di un telefono cellulare e di sostanze stupefacenti destinati ad un detenuto.
La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche il detenuto che avrebbe beneficiato del cellulare e della droga, Samuele Rapisarda (originario di Savona, ma residente a Pescara, che venne poi trasferito per altra causa nel carcere di Genova), sua sorella Maria Selene Rapisarda e Silvia Rozzi, pescarese residente a Montesilvano. Il cellulare destinato a Rapisarda era stato consegnato all’assistente capo dalla sorella del detenuto la quale, in cambio, aveva effettuato due ricariche sulla carta Postepay dell’agente, per un totale di 400 euro. C’è poi la questione della droga: 200 grammi di hashish e 20 grammi di cocaina che Aucone avrebbe ricevuto da Rozzi per recapitarli al detenuto, in cambio di 2 grammi e mezzo di cocaina (una seconda consegna avvenne il 16 giugno 2022). «Con l'aggravante», scrive nel capo di imputazione il pm Anna Benigni, «di aver effettuato la cessione nel carcere di Pescara e per Aucone di aver commesso il fatto con abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti il pubblico servizio svolto».
L’indagato era da tempo nel mirino degli agenti della sezione antidroga della squadra mobile che lo arrestarono a giugno 2022, dopo avergli trovato nel marsupio una busta con cocaina, hashish e un mini telefono cellulare appena ricevuto dalla compagna del detenuto destinatario di quella “merce”. Nel marzo scorso, poi, per lo stesso agente è scattata anche la misura cautelare della interdizione per un anno dal lavoro.
I fatti contestati dalla procura si sarebbero verificati tra aprile a giugno 2022. L’inchiesta sarebbe partita da una segnalazione dello stesso direttore del carcere e del personale in servizio. Le indagini, condotte con molta riservatezza, avrebbero permesso di accertare una serie di rapporti tra quel detenuto e l’agente e tra quest’ultimo e i familiari di Rapisarda. La droga, in particolare, che l’assistente capo doveva far pervenire al detenuto (che deve rispondere anche di spaccio e di aver utilizzato il cellulare in carcere), doveva servire, stando a quanto contestato dal magistrato, anche per essere spacciata ad altri detenuti del San Donato.
Agli atti del fascicolo ci sarebbero anche delle intercettazioni telefoniche che poi permisero alla squadra antidroga di intervenire in flagranza di reato. Quando Aucone, nel giugno del 2022, venne fermato dagli agenti a pochi metri dal carcere, aveva appena lasciato la donna che gli aveva consegnato il marsupio con telefonino e droga: entrambi vennero quindi arrestati nella immediatezza dei fatti. I quattro imputati, che dovranno ora presentarsi davanti al gup, sono assistiti dagli avvocati Emiliano Paolucci, Anna Maria Di Santo e Pierpaolo Provenzano.