Due mamme e due papà ma solo uno è genitore

6 Maggio 2018

L’appello delle coppie omosex abruzzesi per riconoscere la parità legale dei partner Angela: i nostri figli sono felici e integrati. I sindaci facciano come la Appendino

PESCARA. In Italia è madre chi partorisce. E se un figlio nasce da due madri omosessuali, per la legge la madre “vera” è quella biologica. Cioè quella che per nove mesi ha portato in grembo il bambino e poi lo ha fatto nascere. L’altra donna che il bimbo chiamerà lo stesso “mamma”, da «un punto di vista legislativo non è nessuno, non esiste». Dunque «non è arrivato il momento che la legge italiana sancisca l’assoluta parità legale di entrambi i genitori omosessuali?». E’ la domanda che pongono alle istituzioni i genitori gay, prevalentemente coppie di mamme. In Abruzzo, quelli che sono usciti allo scoperto, sono quattro con figli, una coppia di papà in attesa di una bimba e un’altra coppia senza figli.
Sono famiglie regolari, convolate a nozze grazie alla legge Cirinnà (20 maggio 2016 numero 76 che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina le convivenze) aderenti, nelle varie sedi regionali, all’associazione delle famiglie Arcobaleno e Arcigay, oppure conviventi residenti tra il pescarese, il teatino e l’aquilano.
Queste famiglie chiedono ai sindaci abruzzesi la trascrizione dei nomi di entrambi i genitori sui certificati di nascita, sull’esempio di Torino.
Per tutti, parla Angela, 31 anni, un lavoro di responsabilità in una grossa azienda, che abita in un paese del teatino con la compagna Monica, 32 anni, coniugi grazie alla legge Cirinnà e conviventi da sette anni. «A dispetto di quanto si possa credere», spiega Angela, «in Abruzzo ci sono tante famiglie omogenitoriali, prevalentemente coppie di mamme, che vivono la loro vita familiare nella maniera più serena possibile e i cui figli, perfettamente integrati nella vita sociale quotidiana, godono di ottima salute e sana felicità». Angela scandisce perfettamente che «l’Abruzzo è una regione all’avanguardia sugli aspetti riguardanti le questioni omosessuali. Il territorio offre assoluta parità di trattamento e considerazione ai bimbi delle coppie omogenitoriali. Noi come coppia siamo ben integrati nel tessuto sociale, non avvertiamo alcun pregiudizio intorno a noi, sul lavoro, a scuola, con i vicini di casa, in famiglia». Il problema, che si ripercuote poi a livello locale, nasce a livello nazionale «perché non esiste una legge che riconosca la doppia genitorialità delle madri e dei padri omosessuali. Neppure la legge sulle unioni civili prevede il riconoscimento legale del genitore non biologico. La legge Cirinnà è un grande passo avanti per l'Italia ma rimane monca, perché tutela gli adulti e non i minori». Tra le due donne, entrambe professioniste, è Monica la mamma che due anni fa ha partorito una bimba con il ricorso alla fecondazione assistita eterologa effettuata in Belgio, il Paese europeo che «sulla questione vanta una tradizione più lunga rispetto, per esempio, alla Spagna».
«La piccola ci chiama entrambe mamma», si apre Angela, «cresce serena e con la consapevolezza che esistono tanti tipi di famiglie. Un percorso reso possibile anche grazie alle letture di libri specializzati, della casa editrice Lo Stampatello, che spiegano in maniera semplice la diversità in tutte le declinazioni: famiglie con un solo genitore, gay o con bimbi adottati». Però, ad un certo punto, emerge la solitudine di una mamma omosessuale. «Sì, perché anche se per la piccola io sono la sua mamma, per la legge non esisto. Se mia figlia dovesse subire un intervento di urgenza e dovessi andare in ospedale, legalmente è come se la portasse uno sconosciuto. E se un giorno con la mia compagna dovessimo lasciarci, io non sono nessuno, non ho diritti su mia figlia». Angela invita i sindaci abruzzesi, come del resto d’Italia, a seguire l’esempio del primo cittadino di Torino, Chiara Appendino, che ha consentito «il riconoscimento pieno alle famiglie di mamme e di papà omosessuali con le loro bambine e i loro bambini». «Per la prima volta in Italia», conclude Angela, «un sindaco, la Appendino, ha trascritto su un certificato di nascita entrambi i nomi delle madri, anche di quella non biologica, facendola risultare tale per assunzione di responsabilità così come per i bambini nati da fecondazione eterologa. Se tutti i sindaci facessero lo stesso, noi genitori gay avremmo pari diritti agli occhi dei nostri figli».
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