«Due politici chiesero il 5% sugli appalti»

20 Ottobre 2016

L’imprenditore Roscini interrogato per tre ore: «Non ho pagato e li ho denunciati». Melchiorre resta in silenzio, ma si dimette

PESCARA. In un incontro in un albergo, a Tortoreto, due amministratori del Comune di Bugnara gli avrebbero chiesto il 5% sugli appalti della ricostruzione nel paese. Ma lui non avrebbe pagato le tangenti. Anzi, ha presentato una denuncia. Lo ha rivelato ieri l’imprenditore arrestato Stefano Roscini, 49 anni di Assisi, finito ai domiciliari insieme ad altri 6 tra pubblici funzionari e tecnici per gli appalti del dopo terremoto a Bussi e Bugnara. Durante l’interrogatorio di garanzia con il gip Gianluca Sarandrea e le pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, Roscini ha parlato per tre ore: un fiume di parole per difendersi dalle accuse di associazione per delinquere, corruzione e falso. E Roscini ha parlato del biglietto con scritto «politica» e accanto il numero «5»: l’imprenditore ha confessato che quella dicitura rappresenta sì una tangente del 5% ma mai versata. L’altro personaggio chiave dell’inchiesta Eartquake non ha parlato: Angelo Melchiorre, l’architetto di 61 anni di Bussi, a capo dell’ufficio tecnico comunale e dell’Ufficio territoriale per la ricostruzione 5, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha puntato sui fatti: si è dimesso da tutti gli incarichi e ha chiesto il ritorno in libertà. In aula Melchiorre ha pianto. «Il mio assistito non ha risposto, solo perché non abbiamo ancora ricevuto le copie degli atti», ha detto l’avvocato Lino Sciambra, «subito dopo saremo noi a chiedere di essere interrogati, per chiarire ogni cosa. Melchiorre si è dimesso: la sua attuale posizione impedirebbe agli uffici di proseguire il proprio lavoro. Abbiamo chiesto la revoca dei domiciliari poiché i fatti contestati si riferiscono al 2010, 2012 e 2013, e anche alla luce delle dimissioni decade il rischio di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato». Sulla commozione di Melchiorre, l’avvocato ha detto: «Le sue condizioni di salute non sono ottimali, un attimo di cedimento è comprensibile».

Riccardini parla. Anche Angelo Riccardini, imprenditore di 55 anni di Gubbio, ha risposto alle domande dopo un’attesa passata a leggere un libro: un confronto durato due ore in cui avrebbe confermato l’esistenza del «Piano Abruzzo», cioè il manuale della ricostruzione degli edifici privati nelle zone del Cratere e fare «affari» partendo da Bussi e Bugnara fino all’Aquila. Riccardini si è chiamato fuori dalle attività del Consorzio Ges.com scaricando sul fondatore, l’ex colonnello dell’Esercito, Giampiero Piccotti, 80 anni di Perugia: «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande», ha detto il suo avvocato Mario Monacelli, «abbiamo chiesto la revoca, e in subordine l’attenuazione delle misure cautelari, e riteniamo di avere chiarito l’estraneità del mio assistito rispetto ai fatti contestati».

Roscini fiume in piena. La deposizione di Roscini, assistito dai legali Pietro Gigliotti e Massimo Galasso, è stata la più lunga della giornata. L’imprenditore è partito da lontano, dal giorno della conoscenza con l’ex colonnello: il primo incontro sarebbe avvenuto in un ristorante dell’Aquila dopo il terremoto. A tavola, insieme a Piccotti, Roscini avrebbe trovato anche «12 militari in divisa e un maresciallo dei carabinieri in pensione», uno schieramento che l’avrebbe colpito e messo a disagio. Poi, Roscini si è difeso affermando di non fare parte del Consorzio Ges.com. Quando gli è stato chiesto di spiegare il rapporto con la politica, Roscini avrebbe detto di essere una vittima e parlato di due politici di Bugnara che gli avrebbero chiesto una cresta del 5% sui lavori degli aggregati. Sull’appunto sequestrato: «Quel foglietto si riferisce ad altri fatti, abbiamo dato riscontri e ora la magistratura dovrà fare il proprio corso e svolgere le proprie attività. Comunque, a marzo scorso, abbiamo già interessato la magistratura di questi fatti». E in un aula il legale ha esibito copia della denuncia. Poi, Gigliotti ha detto: «Non è stata commessa alcuna corruzione: mancano gli atti dovuti dei pubblici ufficiali e le utilità che avrebbero ricevuto. Abbiamo presentato istanza di revoca delle misura cautelare e allegato documentazione che confuta le ipotesi di accusa e dunque rende insussistenti i gravi indizi di colpevolezza».

Di Carlo e Piccotti. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche Emilio Di Carlo, 54 anni di Bussi, indagato in qualità di direttore dei lavori e progettista degli aggregati 43 e 45 a Bussi, e l’ex colonnello Piccotti. Al gip, Di Carlo, difeso dall’avvocato Marco Spagnuolo, ha affidato una dichiarazione spontanea: «Mi professo innocente. Non posso parlare perché non conosco le carte».

Scancella parla e va via. Marino Scancella, 65 anni di Bussi, architetto incaricato della progettazione dell’aggregato 30 a Bussi, ha parlato per oltre un’ora fornendo chiarimenti sugli incarichi assunti e ha lasciato l’aula, insieme al suo avvocato, passando da un’uscita secondaria.

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