E a destra è sfida sulla leadership

24 Ottobre 2017

Il successo dei veneti pesa nella Lega, Forza Italia sulle barricate per Berlusconi

ROMA. Giusto il tempo di terminare la conta dei sì al referendum per l'autonomia di Veneto e Lombardia che nel centrodestra si torna a parlare della leadership della coalizione. Il patto tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini prevede che il leader verrà indicato dal partito che prenderà più voti. Ma il risultato della consultazione popolare e in particolare il pacchetto di voti ottenuto da Luca Zaia in Veneto spariglia le carte non solo all'interno del Carroccio ma anche nell'equilibrio tra i partiti della coalizione.
L'ipotesi che il governatore del Veneto possa avere un ruolo di primo piano non è nuova, anzi, c'è chi non esclude che alla fine possa essere lui alla guida della coalizione. Il diretto interessato smentisce anzi bolla come «manfrine» le voci di una sua investitura a livello nazionale. Alla smentita di Zaia segue quella del leader del Carroccio Matteo Salvini. «Rido quando leggo certe ricostruzioni di divisioni. Quelli che dicevano che la linea della Lega avrebbe trovato dei problemi al Nord non ha capito un accidente».
E sarà anche vero che nella Lega gli equilibri rimarranno inalterati, ma forte del consenso ottenuto (60% in Veneto rispetto al 40% di Maroni in Lombardia), Zaia ha già iniziato a batter cassa con Palazzo Chigi con le richieste per l'autonomia della Regione.
L'idea che sia solo la Lega a beneficiare del risultato referendario non piace a Forza Italia. La linea è quella di non alimentare nessuna polemica o competizione, ma da Arcore Silvio Berlusconi in una nota fa sapere di essere «soddisfatto» per il risultato ottenuto chiarendo però che la consultazione popolare non è contro l'unità nazionale «che per noi è sacra», ribadisce il Cavaliere. Nel partito gli animi sono agitati. A preoccuparsi sono diversi dirigenti azzurri, in particolare la pattuglia dei parlamentari meridionali, convinti che l'esito referendario rappresenti un tassello ulteriore dell'opa lanciata dalla Lega sul resto della coalizione. Chi invece prova a ridimensionare la portata referendaria è Giorgia Meloni.