E a Penne sempre la stessa domanda: che si dice in giro?

27 Aprile 2020

Il doppio suono del postino di cinematografica memoria quasi non serve più ai tempi del coronavirus.«Sono tutti in casa, rispondono immediatamente», racconta Santino Labricciosa (nella foto), 44enne...

Il doppio suono del postino di cinematografica memoria quasi non serve più ai tempi del coronavirus.
«Sono tutti in casa, rispondono immediatamente», racconta Santino Labricciosa (nella foto), 44enne portalettere della sede pennese di Poste Italiane. Labricciosa è in Poste dal 2006 ed è stato uno dei postini attivi a Penne durante la zona rossa. «Mascherine, guanti ed igienizzante pronto all’uso e si va. La cosa che mi chiedono più spesso, ovviamente tramite il citofono, è “che si dice in giro?”. Adesso non portiamo più soltanto posta e pacchi, ma anche notizie. Capita quindi anche di scambiare qualche brevissima battuta con le persone, che chiedono come sia la situazione in paese. Non mancano anche i saluti d’incoraggiamento con i cittadini. Il “ce la faremo” me l’hanno detto in tanti e mi ha dato anche la carica per andare avanti nel lavoro», racconta ancora Labricciosa. «A Penne devo dire che ho visto tanto rispetto, per i divieti imposti dai decreti di Governo e dalle ordinanze regionali. All’inizio a qualcuno capitava di avvicinarsi istintivamente, come se nulla fosse, ma poi ognuno tornava sui suoi passi».
E il lavoro, com’è cambiato? «Le consegne non sono cambiate, ma i giri si sono un po’ dilatati in base alle esigenze di giornata. Rispetto a prima non c’è bisogno della firma, sostituita dalla sigla del decreto». (f.bel.)