E alla Asl i pignoramenti bloccano 12 milioni

I contenziosi avviati da Pierangeli per i rimborsi del 2010 mai ottenuti fermano i conti correnti
PESCARA. Anche se il processo sui tetti di spesa delle cliniche private potrebbe finire nel vicolo cieco della prescrizione, le decisioni prese 6 anni fa dalla Regione producono conseguenze nel presente. E la Asl di Pescara si ritrova con circa 12 milioni di euro bloccati sui conti correnti. Accade per tre pignoramenti fotocopia presentati dall’imprenditore Luigi Pierangeli.
Dopo il primo pignoramento da 4,5 milioni per i rimborsi dei ricoveri nella sua clinica privata non pagati dalla Asl nel 2010, ne sono arrivati altri due, per un totale di altri 7,3 milioni, riferiti a 2011 e 2012. La Asl farà opposizione: secondo una delibera del direttore generale Armando Mancini, «le ragioni poste a fondamento della pretesa creditoria appaiono a una prima analisi assolutamente infondate».
Inoltre, tra il primo pignoramento e gli altri due si inserisce una mossa della Regione: il presidente Pd Luciano D’Alfonso ha ordinato alla Asl di avviare un’azione legale di «recupero crediti» per 440 mila euro verso Pierangeli, sempre per i rimborsi dei ricoveri dei pazienti non abruzzesi nella casa di cura relativi al 2010.
È proprio il 2010 l’anno della discordia, quando la Regione, all’epoca di Gianni Chiodi presidente, tagliò di circa 40 milioni di euro la spesa per le case di cura: una riduzione che i titolari delle cliniche accettarono tra le proteste al termine di un muro contro muro durato mesi fino alla minaccia del disaccreditamento. Adesso, quella sforbiciata del 2010, reiterata anche nei due anni successivi, torna d’attualità.
Tutto ruota intorno a una promessa non mantenuta: nel 2010, gli imprenditori della sanità privata dissero sì ai contratti tagliati ma solo in cambio della promessa di un recupero che sarebbe stato possibile proprio grazie ai pazienti non abruzzesi. Ma questo non avvenne in quanto gli accordi con le Regioni confinanti per arginare la mobilità passiva non furono mai firmati.
Un risultato negativo si misura adesso: il saldo della mobilità attiva e passiva abruzzese, tra chi si cura in regione e chi va fuori, è passato da meno 6 milioni del 2008 a meno 72 del 2014. (p.l.)

