E allo zooprofilattico ex direttore indagato sui vaccini “lingua blu”

La profilassi avrebbe diffuso ulteriormente la malattia ovina Il Pm accusa 41 persone: favorivano un’azienda farmaceutica
TERAMO. C’è anche l’ex direttore dell’Istituto zooprofilattico di Teramo, Enzo Caporale, fra le 41 persone indagate dalla procura di Roma per il caso dei vaccini contro il morbo della Lingua blu. Secondo i magistrati i vaccini per debellare la Lingua blu servivano in realtà per agevolare la sua diffusione. Due dirigenti pubblici sono accusati di aver organizzato una catena criminosa che, negli anni, anziché prevenire la malattia negli allevamenti avrebbe contribuito a fare strage di pecore e capre con ingenti danni per l'erario.
Già da anni tra gli allevatori serpeggiava il sospetto che i vaccini contribuissero a favorire la moria del bestiame. Ora a sostenere la stessa tesi è la procura di Roma. Secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, infatti, Romano Marabelli, direttore generale del Dipartimento alimenti e sanità veterinaria del ministero della Salute, e Vincenzo Caporale, ex direttore dell'Istituto zooprofilattico di Abruzzo e Molise, avrebbero «cagionato la diffusione della blue tongue, per siero conversione da virus vaccinale, provocando ingenti danni al patrimonio zootecnico nazionale». Marabelli e Caporale, che sono tra i 41 indagati nell'inchiesta sull'influenza aviaria – tra questi dipendenti del ministero della Salute, dirigenti degli Istituti zooprofilattici sperimentali di Padova e Teramo e manager di aziende farmaceutiche – a cui è stato appena notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, avrebbero disposto per la campagna contro la Lingua blu del 2003-04 l'utilizzo di un vaccino prodotto in Sudafrica senza una sperimentazione adeguata che ne valutasse gli effetti sugli animali. Un farmaco, vecchio del 1947, che non avrebbe mai superato collaudi e controlli di sicurezza in Europa, fatta eccezione per quelli dell'Istituto zooprofilattico di Teramo, centro di riferimento per le malattie esotiche, a cui nel 2002 l'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia aveva affidato le indagini. Lo stesso istituto che poi avrebbe vinto la gara per l'importazione dei vaccini. La Procura di Roma accusa inoltre Marabelli, insieme ad altri quattro dirigenti del ministero e tre manager di aziende farmaceutiche, di corruzione, rivelazione del segreto di ufficio e falsità ideologica, per aver imposto «attraverso una gestione dispotica e monopolistica dell'emergenza Blue tongue la vaccinazione contro il virus della febbre catarrale su tutto il territorio nazionale» e per aver disposto, in assenza di una reale emergenza sanitaria, «l'acquisto in esubero da parte del ministero della Salute di 3.578.800 dosi di vaccino non utilizzate per le campagne 2006-07, 2007-08, 2008-09». Nel capo di imputazione il pm Giancarlo Capaldo ha indicato Marabelli come il capo di questa organizzazione: era lui, secondo l’accusa, che favoriva «gli interessi della ditta farmaceutica Merial Italia spa attraverso accordi illeciti con i suoi dirigenti», nonché rilasciando «autorizzazioni all'importazione e distribuzione di lotti imprecisati di vaccino inattivato per la malattia della Blue tongue, per un periodo illimitato di tempo». Il tutto in cambio di denaro, viaggi o finanziamenti a convegni o centri di ricerca. Nell’ambito della stessa inchiesta risulta indagata la virologa e deputata di Scelta civica Ilaria Capua, accusata di aver ceduto alla Merial il ceppo virale di origine pakistana, «ricevendo indebitamente», si legge nel capo d'imputazione, «un'elevata somma di denaro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

