«E Berardo era il ritrovo di artisti e politici»

27 Agosto 2021

Lo storico bar chiuso da inizio anno. L’ex titolare Fiorilli: venivano in tanti, che dolore vederlo così

PESCARA. L’insegna storica che si è spenta definitivamente a inizio anno. E i locali sono rimasti sfitti e abbandonati. Per i pescaresi passare nella zona di corso Umberto dove un tempo due attività iconiche, Berardo e Camplone, accoglievano clienti di tutti i tipi, uno di fronte all’altro, in un vero duello giocato sempre nel rispetto e nella stima reciproca, e vedere una parte della strada quasi sfigurata dal locale chiuso con le tavole di legno sull’uscio, è un vero colpo al cuore. Lo è ancora di più per chi, in quel luogo, per trent’anni ci ha vissuto, e insieme alla sua famiglia lo ha reso il punto di riferimento della vita sociale cittadina, nel periodo della Pescara scintillante. «Sono anni che non riesco più a passare lì davanti e se mi capita giro lo sguardo dall’altra parte», confessa Francesco Fiorilli, per tutti Franco. Classe 1935, fu lui insieme al fratello Giuseppe e al cognato Attilio Becchi, ex calciatore del Pescara, scomparso da alcuni anni, a creare bar Berardo, chiamandolo come il loro papà. L’attività nella gestione dei bar ha radici lontane per i Fiorilli. Il padre di Berardo, infatti, era proprietario del caffè in stile liberty del teatro di Campobasso, città di origine. Alcune vicende portano Berardo a venire a Pescara e ad aprire nel 1947 il bar della Pineta. Lì comincia a fare i gelati, che Franco e Peppino vendono con un carrettino in spiaggia. Dopo un periodo nel bar Brasile, aperto lungo via Gobetti nel 1960, i Fiorilli si spostano in pieno centro e danno vita a bar Berardo, gestito da loro fino al 2000. I gelati e gli aperitivi diventano il cavallo di battaglia di un’attività che è stata da subito punto di riferimento di Pescara.
«È stato mio padre a inventare la Spaghettata di gelato», ricorda Franco, affiancato dai figli Valentina e Pierluigi. «Il nostro bar era innovativo. Chiamammo l’architetto Botta per fare i lavori. Il pavimento, di granito nero, era uno specchio, e il bancone era nero e di acciaio. Eravamo nel palazzo più bello e prestigioso della città. Oggi mi viene il magone a passare lì davanti», ammette Fiorilli. Berardo era il luogo di incontro dei pescaresi, ma era pure il salotto che accoglieva artisti e politici.
«Ricordo Almirante e De Mita. Venivano spesso i Pooh e poi Fred Bongusto che fu mio compagno di banco a scuola a Campobasso», dice ancora.
Gli anni ’80 e ’90 sono una crescita continua per Berardo che arriva a 40 dipendenti e che inserisce proprio nel 1981 anche la pasticceria, ponendosi ancora più in concorrenza con Camplone. «La città era equamente divisa tra i due bar», continua. «Nessuno dava fastidio all’altro. Anzi, insieme creammo la prima isola pedonale di Pescara. All’epoca c'era ancora la piazza con l'orologio e noi mettevamo i tavolini all’aperto. Una distesa che d’estate arrivava fino alla riviera».
Oggi lo scenario è completamente diverso e se un lato della strada è animato da nuove attività commerciali, il vuoto non ancora colmato negli otto mesi dalla chiusura definitiva di Berardo fa male alla città. «Spero che arrivi un professionista serio ed eccellente», si augura Fiorilli «e che quel luogo rinasca».
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