E’ caccia all’autore della strage Berlino, taglia da 100 mila euro

22 Dicembre 2016

Un tunisino Identificato come il presunto attentatore di Berlino. Le autorità: è armato e pericoloso E’ stato detenuto in Italia. In carcere a Palermo per 4 anni e segnalato all’anti-terrorismo tedesco

di Maria Rosa Tomasello

ROMA

D. odici identità, tre nazionalità, un passato di carcere in Italia, con una detenzione lunga quattro anni a Palermo e una segnalazione nella banca dati del Centro tedesco per la lotta al terrorismo.

L’uomo sospettato di aver guidato contro la folla un autotreno con targa polacca a Berlino, facendo 12 morti e 48 feriti in un mercatino di Natale, ha un nome e un volto, e un curriculum criminale. Il suo identikit è stato diffuso in tutta Europa in una gigantesca caccia all’uomo: il mandato di cattura internazionale è accompagnato da una taglia di 100mila euro.

«Se vedete la persona ricercata limitatevi a chiamare la polizia perché è pericoloso e potrebbe essere armato» si legge in una dichiarazione della procura federale, che ha diffuso l’identikit.

Il presunto terrorista si chiama Anis Amri, un immigrato tunisino di 24 anni. È alto 1,78 metri, pesa circa 75 kg, ha capelli neri e occhi marroni, ha tatuaggi sul collo e sul naso.

L’uomo era stato espulso dalla Germania, ma aveva lo status di “tollerato”, al pari di altri 155mila stranieri, grazie a un permesso di soggiorno temporaneo che gli era stato concesso perché privo di documenti validi.

La sua domanda d’asilo era stata respinta a giugno: da allora viveva in un limbo.

«È un nuovo sospettato, non necessariamente il colpevole» dichiara il ministro tedesco de Maiziere. I documenti sul tir. A lui si arriva grazie al ritrovamento del decreto di espulsione all’interno dell’abitacolo del camion, sotto il sedile del conducente. Quella cabina in cui Lukasz Urban, l’autista polacco ucciso, avrebbe tentato sino alla fine di fermarlo. Le forze dell’ordine tedesche l’avevano classificato come «pericoloso»: il giovane avrebbe avuto contatti con la rete salafita-jihadista di Abu Walaa, un predicatore iracheno residente in Germania fin dai primi anni del 2000, ritenuto a capo di una cellula di reclutatori dello Stato islamico. Walaa era stato arrestato lo scorso 8 novembre con altre quattro persone: secondo uno dei suoi ex “studenti”, era «il più alto rappresentante in Germania» dell’Is, che martedì ha rivendicato l’attacco. Amri era indagato dalle autorità del Nordreno-Vestfalia, dove ieri è stata condotta una gigantesca operazione di polizia, perché sospettato, rivela il ministro dell’Interno del Lad, Ralf Jaeger, di aver preparato «un atto criminale contro lo Stato». Controllato per sei mesi. Era stato sorvegliato dalle autorità di sicurezza di Berlino, dove era stato segnalato stabilmente dal febbraio di quest’anno, per diversi mesi. Da marzo a settembre. Le indagini, secondo l’agenzia Dpa, si basano sul sospetto che Amri stesse preparando un furto per finanziare l'acquisto di armi automatiche da usare in un attentato. Emerge solo un suo coinvolgimento «in piccolo traffico di droga» in un parco della capitale, senza altri elementi di allarme, e a settembre la sorveglianza viene sospesa. Il 30 luglio scorso Amri era stato fermato a Friedrichshafen, al confine con la Svizzera, sul lago di Costanza, per un controllo: trovato in possesso di un falso documento italiano era stato rinchiuso per due giorni nel carcere di Ravensburg, poi era tornato libero. In quel momento era residente in un centro per richiedenti asilo (ieri perquisito) di Emmerich sul Reno, al confine con l’Olanda, in un’area ritenuta una roccaforte dei salafiti.

La detenzione a Palermo. Amri, che sarebbe già inseguito da un’accusa per rapina a mano armata in Tunisia, e per questo condannato in contumacia a 5 anni nel suo Paese, dal 2011 sconta 4 anni in carcere all’Ucciardone di Palermo, dove in più occasioni ha comportamenti violenti. In Italia è arrivato nel febbraio 2011, quando - se l’età indicata dalle autorità tedesche è corretta - ha 19 anni. È uno tra le migliaia di giovani nordafricani sbarcati sull’onda lunga della primavera araba, un ragazzo tra i tanti: al momento dell’identificazione dichiara, come spesso accade per ottenere un trattamento migliore, di essere minorenne e viene trasferito in un centro d’accoglienza per minori. Qui la sua storia ha una svolta: commette danneggiamenti e altri reati. Diventato (almeno ufficialmente) maggiorenne viene arrestato, processato e condannato a 4 anni. Quando esce dal carcere nella primavera 2015 scatta contro di lui un provvedimento di espulsione e viene portato nel centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta, ma il riconoscimento formale delle autorità tunisine non arriva e, trascorsi i termini di legge, gli viene intimato di lasciare il Paese. Così lui parte alla volta della Germania, dove compare nel luglio 2015. Anche in questo caso la Tunisia risponderà tardi: i documenti per l’espulsione del presunto terrorista sono arrivati solo ieri. Insomma, un’altra storia di allarmi inascoltati.

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