E domani alle 9 scendono in strada i medici convenzionati del 118

I medici convenzionati del servizio 118 di tutto l’Abruzzo manifesteranno domani a Pescara per protestare contro l’esclusione dalle premialità concesse dalla Regione ai dipendenti della sanità per il...
I medici convenzionati del servizio 118 di tutto l’Abruzzo manifesteranno domani a Pescara per protestare contro l’esclusione dalle premialità concesse dalla Regione ai dipendenti della sanità per il lavoro in più svolto durante la prima fase dell’epidemia Covid.
La mobilitazione si terrà, nel rispetto delle norme sul distanziamento, davanti alla sede dell’assessorato alla Sanità, in via Conte di Ruvo dalle 9 e fino a quando l’assessore alla sanità Nicoletta Verì non li riceverà. I primi a sottolineare la disparità di trattamento erano stati, un mese fa, i medici convenzionati in servizio nella Asl dell’Aquila. La protesta si è via via allargata anche alle altre province: l’ultima presa di posizione, risalente a qualche giorno fa, è stata quella dei medici del 118 convenzionati con la Asl di Chieti. «Al danno, ossia alla mancanza delle normali tutele contrattuali, come maternità, Tfr, malattia e allattamento, che invece sono regolarmente riconosciute ai medici dipendenti», spiega la dottoressa Roberta Orsini, «si è aggiunta anche questa beffa. In questi mesi, i medici convenzionati del 118 che si sono ammalati di Covid non hanno percepito lo stipendio durante la malattia e non si sono visti riconosciuto dall’Inail nemmeno l’infortunio sul lavoro nelle fasi successive alla guarigione. Il periodo di assenza dal lavoro non è retribuito se non al termine della malattia, sotto forma di indennizzo, grazie a una polizza assicurativa pagata per metà dagli stessi medici e per metà dalle Asl presso le quali prestano servizio esclusivo. Nonostante ciò, nessuno di noi si è sottratto al dovere di prestare soccorso», sottolinea. «La nostra presenza è una garanzia, siamo l’ospedale sul territorio, ma non siamo tutelati né a livello economico né a livello di sicurezza e salute personale. La premialità è stata concessa a tutti, anche agli amministrativi che hanno lavorato in smart working ma non a noi. Eppure rappresentiamo la quasi totalità dei medici che coprono il servizio 118. Riteniamo che ci siano tutti i criteri perché possiamo accedere anche noi al riconoscimento dello straordinario lavoro svolto».
«Non è solo una questione economica», precisa il dottor Sergio Zuccarini. «Il mancato riconoscimento della premialità deriva da un’enorme anomalia che riguarda il 118, dove coesistono ben tre diverse tipologie contrattuali. Nonostante il servizio erogato sia uno solo, con le medesime responsabilità, la medesima organizzazione e i medesimi rischi, le tutele sono diverse. Ci sono i medici dipendenti, che godono già di tutele su malattia, infortuni, Tfr e tredicesima e che riceveranno anche il bonus Covid, e i convenzionati, che invece non vedranno nulla di tutto ciò. Inoltre, in seno ai convenzionati a tempo indeterminato, c’è una schiera enorme di medici a tempo determinato con anni di servizio che di fatto regge l’80% del sistema e che non ha tutele nemmeno riguardo la continuità del contratto», ricorda.
«Io lavoro da 5 anni al 118 con contratti semestrali, rischiando vita e salute mia e della mia famiglia, senza avere la certezza di rinnovi contrattuali. Abbiamo avuto vari incontri in Regione ma non è stato fatto nulla. Tutte le Regioni, in vari momenti, hanno stabilizzato il personale tranne la nostra».

