E dopo le vacanze l’incubo tampone

22 Agosto 2020

La disavventura di una coppia di Francavilla, in isolamento dopo il viaggio in Grecia

PESCARA. Filippo Maria Scena è in isolamento da giorni, da quando è rientrato con la sua compagna Francesca Gaspare da una vacanza in Grecia, il 16 agosto scorso, in attesa dei risultati del tampone fatto all’ospedale civile, dopo moduli compilati e mai richiesti all’aeroporto di Fiumicino e, soprattutto, «un’attesa per il test superiore alle 48 ore», raccontano, come prevede l’ordinanza del ministro della salute per i turisti italiani provenienti dalle zone a rischio.
Il buonsenso della coppia, lui 39 anni di Francavilla, lei 26, ha portato i due ad allontanarsi da famiglia e amici. Ma se il risultato del test per la ragazza è negativo, il giovane invece non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione dalla Asl. «È un calvario infinito», racconta Filippo Maria Scena, «mi sono sentito clandestino: potevo fare quello che volevo, visto che chi fa le leggi poi non controlla se vengono applicate in maniera corretta».
Tutto inizia al momento del check-in a Creta. La coppia compila il modulo di segnalazione necessario per tornare in Abruzzo, che andrebbe consegnato in aeroporto. «Nessuno ci obbliga», spiega il 39enne, «ma noi volevamo farlo. Abbiamo pensato: “bene, ci stanno tracciando, allora qualcosa funziona”. E invece quel modulo è qui con me, perché nessuno ce l’ha richiesto. A Fiumicino eravamo in 200, ammassati nei bus, con la mascherina, scendiamo e c’è solo un’addetta della croce rossa ad accoglierci e a urlare di togliere cappelli e occhiali per passare nel termoscanner. Il 30/40 per cento dei passeggeri però fa finta di nulla». Il racconto prosegue: «Siamo tornati a casa alle 3 di notte del 16 agosto e la mattina dopo alle 10 eravamo in pronto soccorso per il tampone. Pensavamo di avere una priorità, essendo tornati dalla Grecia, e invece ci hanno detto di mandare una mail alla Asl e aspettare di essere contattati». La somministrazione del tampone però sfora le 48 ore, mandando nel panico i due giovani. «Mi sono sentito abbandonato», si sfoga Scena, «nessun riscontro né dalla Asl né attraverso il numero verde. La mia compagna è stata chiamata a Chieti il 18 per il test e ha avuto il risultato via mail in 24 ore. Io invece ho contattato il mio medico di famiglia e, solo così, mi hanno somministrato il test il 20 agosto all’ospedale di Pescara, quattro giorni dopo il rientro. Ma da allora aspetto ancora di ricevere l’esito per poter tornare a lavoro. Per fortuna sono titolare di un’azienda, ma se fossi stato un dipendente cosa avrei raccontato? Che la Regione non mi comunica i risultati?».
«Qualche giorno in più di rodaggio, in fase di avviamento dell’intero sistema, può esserci stato», ammette Alberto Albani, responsabile della task force regionale sul Covid, «non sono a conoscenza della vicenda della coppia, ma non ho ricevuto altre lamentele». (y.g.)
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