E i 5 Stelle ripartono dalla base

24 Febbraio 2019

Alla prima assemblea dopo la sconfitta non ci sono Marcozzi e Pettinari

CITTÀ SANT’ANGELO. Restart: il Movimento 5 Stelle sceglie questa parola per mettersi alle spalle la delusione delle Regionali e introdurre il nuovo metodo in grado di far dialogare la base con i portavoce e, quindi, portare le idee degli attivisti nei consigli comunali, all'Emiciclo e in Parlamento. La raccolta delle idee è iniziata già venerdì all'Hotel Miramare di Città Sant'Angelo: tre minuti di tempo a testa per condividere esperienze e criticità, oppure fare proposte. Per tutti la consegna è di evitare riferimenti al risultato del 10 febbraio, il 19,70% raccolto dalla lista del Movimento 5 Stelle, nonostante molti candidati consiglieri siano presenti in sala. Il "modello partecipativo" viene presentato con un diagramma di flusso articolato: dal "proponente" la "proposta" o "problema" passa a un primo gruppo di lavoro che lo invia al responsabile di un secondo gruppo di lavoro "tematico". A questo gruppo spetta il compito di stabilire se l'istanza interessa o meno: in caso di risposta positiva si passa alla formazione di un team, dove è presente anche il proponente, che formula l'analisi e la risposta "a cinque stelle" sul tema. A quel punto la proposta torna al gruppo di lavoro principale e diventa un'istanza per i portavoce. «L'unica cosa che manca è la spiegazione di come si evitano i litigi. Ma è molto semplice: si vota».
A evidenziarlo è Stefano Murgo, uno dei cinque organizzatori dell'evento, mentre Gianfranco Ricciotti gli passa il microfono. Assenti Domenico Pettinari e Sara Marcozzi, i big del Movimento per una sera sono loro, e rivendicano l'importanza dei semplici attivisti: una delle istanze è proprio quella di una certificazione dei gruppi locali e il riconoscimento ufficiale dei loro componenti come rappresentanti del M5S.
«Il Movimento è nato restituire spazio ai cittadini nella politica», ricorda Francesco D'Addario. «Oggi il potere ci capisce, siamo diventati prevedibili. Dobbiamo recuperare identità, nella nostra comunità iniziano a vedersi delle crepe». I 5 Stelle al governo sono considerati troppo distanti, qualcuno li chiama "marziani". «Il Movimento sono gli attivisti», chiosa D'Addario, «l'orizzontalità era la sua forza».
A dimostrare che il modello partecipativo funziona è Gianluca Travaglini: nel suo intervento spiega come è stato avviato Dinamicittà, il progetto di mobilità creato con il supporto dei Comuni a 5 Stelle di Torino e Roma. L'ultimo degli organizzatori a prendere la parola è Gianni Smarrelli, candidato alle regionali e volto storico del Movimento abruzzese. Nel suo intervento sulle azioni per far crescere i gruppi locali, mescola le impressioni raccolte durante la campagna elettorale all'autocritica sull'attività degli ultimi anni: «È vero lo scollamento di cui hanno parlato miei amici, ma le responsabilità sono anche nostre. Le riunioni devono essere tematiche, valorizzare i nuovi venuti, bisogna scoprire se nel gruppo c'è un grafico in grado di dare una mano. Le persone del posto conoscono i problemi, ma la comunità deve dare le competenze per fornire una soluzione in chiave 5 stelle». In sala gli attivisti sono tanti e l'entusiasmo è alto. Smarrelli più volte deve fermare gli applausi prima di riprendere a parlare di Roccacannuccia, immaginario comune abruzzese dove il M5S conta un unico attivista: «Non possiamo lasciarlo così e farlo diventare un eroe che porta avanti da solo le nostre battaglie. So che tra di noi ci sono tanti eroi».Tra le istanze in tal senso quella di un supporto economico ai gruppi locali per organizzare eventi, comunicare iniziative, dotarsi di una sede. Si pensa infine all'istituzione di un registro delle competenze, una raccolta formale di tutte le professionalità dei gruppi locali, e di mettere a disposizione lo staff regionale del Movimento per le esigenze di comunicazione.