E i giudici dissero no ai pedaggi
Le peripezie del raccordo: lavori spesso bloccati per la mancanza di fondi
PESCARA. Dai debiti, che hanno rallentato la manutenzione, ai pedaggi bloccati dai giudici. L’Asse attrezzato, il raccordo che unisce Pescara alle autostrade, non ha avuto pace in 40 anni di vita. Da quando è stato inaugurato il primo tratto di 13,7 chilometri dall’A-25 al cementificio, nel 1975, la tangenziale ha dovuto fare i conti con le ristrettezze economiche del proprietario, il Consorzio industriale Chieti-Pescara.
Al punto tale che, il 5 settembre del 1983, il Consorzio fu costretto a cedere la gestione all’Anas spa, tramite la sottoscrizione di un verbale di consegna provvisorio, per mancanza delle risorse necessarie. Il 14 aprile del 1998, venne poi firmato un altro verbale che consentì al Consorzio di rinnovare la durata della concessione e di estenderla al resto dell’Asse attrezzato, dal 1985 allungato con una sopraelevata sino al porto e alle strade urbane di Pescara. Ad oggi, la situazione non è cambiata, cioè l’Asse attrezzato è del Consorzio industriale ma viene gestito provvisoriamente dall’Anas.
Fatto sta che l’intera opera è costata 27,2 miliardi delle vecchie lire, ossia poco più di 14 milioni di euro, totalmente a carico del Consorzio. Ma l’ente, anche per le spese sostenute per realizzare l’opera, è affondato in un mare di debiti. E la manutenzione ordinaria del raccordo si è svolta in questi anni con il contagocce.
Nel 2010, il governo di allora, approvò un decreto legge che consentiva l’applicazione di un pedaggio sui raccordi autostradali. Questa soluzione avrebbe permesso all’Anas di coprire parte dei costi riguardanti la gestione e la manutenzione del percorso.
Ma una valanga di ricorsi si è abbattuta su questa decisione. Dopo il no al decreto espresso dal Tar, l’8 aprile dell’anno scorso il Consiglio di Stato, su ricorso promosso dalla Provincia di Pescara, ha messo definitivamente la parola fine su questa questione bocciando l’istituzione di un pedaggio per le auto che percorrono l’Asse attrezzato.
I giudici non hanno ritenuto giusto il fatto che il pedaggio venisse corrisposto all’uscita dal casello autostradale, a prescindere da fatto che si imboccasse o meno l’Asse attrezzato. Inoltre, la somma da pagare sarebbe stata uguale per tutti, a prescindere dalla classe dei veicoli e del numero di chilometri da percorrere. Ora, sta per essere messa la parola fine anche al lungo contenzioso tra il Consorzio e i proprietari dei terreni espropriati per la realizzazione del raccordo. (a.ben.)
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