E i pescatori dicono no alla nuova beffa

Le giornate di fermo raddoppiano. Protestano i sindacati: «Danni incalcolabili per il settore»
Sta sollevando una levata di scudi generale la disposizione approvata dalla Direzione Pesca del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che prevede il raddoppio delle giornate di fermo della pesca a strascico, che segue i 30 giorni di fermo pesca biologico. Uno stop che passa da 15 a 30 giorni per barche inferiori ai 24 metri e da 20 a 40 giorni per quelle di lunghezza superiore. Si tratta, osservano le associazioni dei marittimi e i sindacati, di una misura che danneggia le marinerie, le imprese di trasformazione e l’intera filiera regionale legata al comparto, peraltro già duramente provato dal Covid e dai ritardi con cui la Regione sta corrispondendo i ristori.
Secondo associazioni e sindacati, l'introduzione di simili misure rischia di portare al collasso molte aziende, con conseguente perdita di occupazione diretta e nell'indotto. Una sofferenza che colpirebbe, da ultimo, anche i consumatori. «Siamo preoccupati per un settore strategico, che deve diventare una priorità nelle scelte politiche del governo regionale», afferma la segreteria regionale della Fai Cisl Abruzzo-Molise. «Considerata l’emergenza sanitaria che sta attraversando il Paese», afferma il sindacato, «le imprese del settore hanno continuato a lavorare, e nonostante questo hanno subito e stanno subendo lo stesso una forte riduzione di reddito, anche in considerazione delle misure restrittive messe in atto con i vari decreti Covid. Ulteriori giornate di fermo aggiuntivo rischiano di aggravare il settore che sta attraversando una crisi congiunturale anche in seguito alle continue limitazioni nazionali e europee imposte nel corso degli anni». «La federazione della Cisl che rappresenta il settore della pesca», conclude il sindacato, «chiede da parte della Regione un intervento politico a difesa e tutela del lavoro nel settore della pesca abruzzese, finalizzato ad evitare l’applicazione di una norma che potrebbe causare ulteriori perdite socioeconomiche per l’intero settore». Critica anche Federpesca, che sottolinea come la decisione del ministero non sia stata condivisa al tavolo di consultazione permanente per la pesca e l'acquacoltura: «Non si possono ridurre le giornate», dice Vincenzo Staffilano di Federpesca Abruzzo, «quando siamo già ridotti all’osso tra il fermo biologico obbligatorio e la pandemia. In tutto ciò, stiamo ancora aspettando i ristori della Regione e chissà quando arriveranno». «Il decreto», osserva Flaviano Di Giosafat della Uil Pesca Abruzzo, «è stato approvato dalla Direzione generale della pesca in assenza del ministro e senza sentire il tavolo consultivo. Per questo chiediamo al vice presidente della Regione che ha la delega sulla materia, Emanuele Imprudente, di scrivere al nuovo ministro Patuanelli e chiedergli di cambiare il decreto». «Non è possibile che le regole delle attività del mare vengano dettate dalle scrivanie dei ministeri e delle istituzioni europee», dichiara Riccardo Padovano della Fipe Confcommercio Abruzzo.

