E i pescatori temono un altro stop

20 Marzo 2022

La marineria allo stremo per gli aumenti del gasolio: «Così non si tira avanti»

PESCARA. C’è rabbia e amarezza da parte della marineria pescarese. Questa settimana, causa caro gasolio, ma anche fondali troppo bassi, alcuni pescatori hanno preferito non uscire in mare. «Siamo in una situazione difficilissima», fa presente l’armatore Lucio Di Giovanni». «Passano i mesi, passano gli anni e ci troviamo a combattere sempre con le stesse questioni. Non possiamo fare altro che cercare di resistere e di arrangiarci. Ora poi a complicare il tutto», dice, «ci si è messo anche il caro carburante. Con quello che guadagniamo riusciamo a malapena a pagare le spese fisse che abbiamo e sono tante. Per uscire in mare, ci stiamo regolando di volta in volta a seconda di quelli che sono i prezzi. E poi», prosegue, «c’è il problema del dragaggio, che ci auguriamo si risolva definitivamente perché se continua in questo modo, siamo rovinati. Io, ad esempio, ho una barca ad Ortona perché qui a Pescara c’è il rischio che rimanga incagliata. Insomma, è un periodaccio».
Una decina di giorni fa, in occasione della protesta organizzata per il caro gasolio, durante la quale in maniera simbolica erano stati riconsegnati i libretti di bordo alla Capitaneria, una delegazione della marineria si era recata anche dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo chiedendo di farsi portavoce con le istituzioni locali e nazionali delle loro difficoltà.
«La situazione continua ad essere complicata», sottolinea Massimo Camplone, «siamo tornati in mare martedì sera solo perché siamo rimasti soli nella protesta. Solo per quello. I problemi restano gli stessi, e forse anche di più rispetto a quando ci siamo fermati. Ossia gasolio alle stelle e i soliti problemi di insabbiamento del porto».
«Non abbiamo avuto alternative», ribadisce Francesco Scordella, presidente dell’Associazione armatori di Pescara. «Molte barche sono dovute uscire. Non possiamo permetterci in questo momento di perdere i nostri clienti e che i commercianti del territorio vadano a rifornirsi nelle regioni vicine. Siamo tornati in mare», dice pieno di rabbia, «senza aver risolto nessuno dei problemi che avevamo e senza un decreto. Come prima dipendiamo dal petrolio. Solo la Borsa può darci una mano. Continuiamo a vivere nell’incertezza più totale».
(a.d.f.)