E i sindaci s’infuriano «Vogliamo sicurezza, tamponi ai profughi»

31 Luglio 2020

D’Alberto, presidente Anci Abruzzo: solidarietà istituzionale ma c’è un’eccessiva precarietà nella programmazione

L’AQUILA. Sono preoccupati i sindaci dei comuni che dovranno ospitare i 200 migranti. Al vertice in prefettura all’Aquila ha preso parte anche Gianguido D’Alberto, presidente Anci Abruzzo, che ha chiesto un protocollo sanitario rigido da applicare a livello nazionale.
PARI DIGNITÀ. «Quello che chiediamo è pari dignità tra i territori», ha commentato il sindaco di Teramo, D’Alberto, «bisogna considerare la situazione che si sta vivendo e capire che c’è l’esigenza di avere un protocollo sanitario rigido che stabilisca misure chiare e un servizio dedicato della Asl in grado di assistere per tutta la permanenza i migranti. Per il momento, nel nome della solidarietà istituzionale, con le strutture esistenti abbiamo trovato una soluzione, ma c’è eccessiva precarietà nella programmazione perché non si sa cosa accadrà nelle prossime settimane».
SUBITO I TAMPONI. Ha chiesto subito di sottoporre i migranti a tampone il primo cittadino dell’Aquila, Pierluigi Biondi, per il quale «devono essere garantiti i principi di sicurezza sociale e sanitaria. Per questa ragione ho chiesto che i migranti destinati all’Aquila vengano sottoposti immediatamente a tampone e che siano impediti contatti con l’esterno finché non se ne conoscerà l’esito. Vigileremo, inoltre, con la polizia municipale, per verificare la compatibilità delle strutture deputate all’accoglienza con le prescrizioni normative vigenti in ambito igienico e sanitario».
LA POLEMICA. Critico sull’arrivo dei 200 migranti il primo cittadino di Canistro, Angelo Di Paolo. «Ho avuto la certezza che saranno messi in quarantena non appena arriveranno», ha precisato, «non possiamo sostenere più una situazione del genere e soprattutto ci chiediamo quanti altri immigrati potrà ospitare questa struttura privata di cui non conosciamo neanche le condizioni. Speriamo che la Regione prenda provvedimenti, non abbiamo mai rifiutato l’ospitalità, ma adesso non se ne può più».
DOCUMENTAZIONE. Dello stesso avviso anche il sindaco di Civita d’Antino, Sara Cicchinelli. «Sono stata informata dal prefetto dei nuovi arrivi, la struttura del nostro paese ne ospiterà solo 10», ha precisato, «ce n’erano 40: 10 sono andati via e ora 10 ne arriveranno. Mi è stato assicurato che sono stati sottoposti a tutti gli screening sanitari del caso, ma ho chiesto al prefetto di poter visionare la documentazione visto quello che è successo in altre località».
IL DISAGIO. Non ha ancora ricevuto comunicazioni il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo.
«Ho saputo del trasferimento solo informalmente e aspetto una nota della prefettura per esprimere tutto il mio dissenso», ha dichiarato, «mandano delle persone qui e non sappiamo neanche chi sono. Non è un problema di provenienza, né di colore della pelle, ma è un disagio per la situazione che stiamo vivendo. In piena emergenza coronavirus la popolazione sarà fortemente preoccupata».
LA PAURA. «Incontrerò il prefetto perché mi sono opposto a questi arrivi», ha affermato Claudio De Collibus, sindaco di Moscufo, «la nostra struttura non può ospitare 50 persone, io ho paura. Mi è stato assicurato che ci sarà un presidio delle forze dell’ordine fisso, ma per me non basta. Tre carabinieri come possono mantenere 50 persone che non hanno nulla da perdere? Non so cosa dire alla popolazione che è terrorizzata».
LE CARENZE. Struttura piena anche a Civitella del Tronto dove il primo cittadino Cristina Di Pietro attende di essere convocata in prefettura.
«Aspetto un confronto in prefettura che ancora non c’è stato», ha sottolineato, «la nostra struttura ha già raggiunto la capacità massima di 50 persone, oltre quelli non ne può ospitare altri».
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