E il barbiere dei vescovi dice addio dopo 56 anni

SULMONA. «Queste novità elettroniche non fanno per me. Chiudo e da domani mi riposo», così ha detto ai suoi clienti.Voleva tirare avanti ancora per qualche anno, nonostante le sue 82 primavere, ma lo...
SULMONA. «Queste novità elettroniche non fanno per me. Chiudo e da domani mi riposo», così ha detto ai suoi clienti.
Voleva tirare avanti ancora per qualche anno, nonostante le sue 82 primavere, ma lo scontrino elettronico lo ha condannato ad abbassare la saracinesca del suo salone che portava avanti da 56 anni. Giuseppe Ciacià, proprietario del salone di viale Roosevelt, getta la spugna, anzi forbici, pettine e pennello per fare la barba. E con lui sparisce un pezzo di storia per il borgo San Panfilo e per tutta la città di Sulmona. Tutta colpa dello scontrino elettronico.
Nel salone ci sono le poltrone di una volta che lui ha tenuto sempre linde e pinte, ma anche vetri anni Venti. Per non parlare del profumo di cipria e brillantina che si avverte appena si varca la porta d’ingresso.
Ciacià è rimasto nel suo negozio fino alle 20 del 31 dicembre scorso, servendo i suoi ultimi due clienti. Forbici e pettine nelle mani che ha sempre mosso con il ritmo di una danza. Tante le persone che sono passate da lui per farsi tagliare i capelli o per la barba da radere, magari in fretta prima dell’appuntamento con la fidanzata.
È stato anche il barbiere dei vescovi e dei preti di Sulmona che dalla vicina cattedrale raggiungevano il salone per una sistematina a barba e capelli prima della funzione religiosa. Il cliente più assiduo tra preti e prelati è stato sicuramente il vescovo Angelo Spina, il quale nonostante la calvizie incipiente, quasi tutti i giorni passava da Ciacià per la “spuntatina”.
Il suo era un salone atipico perché non voleva che i clienti facessero pettegolezzi sui sulmonesi e soprattutto sulle donne di Sulmona. Aveva solo 11 anni, Ciacià, quando il nonno gli passò il testimone di barbiere di Sulmona, e da quel giorno non è uscito più dal salone. Fino al 31 dicembre 2019. Nel corso della sua attività ha avuto veri maestri tra i quali il celebre Basilio D’Aurelio conosciuto come il “Figaro di Corso Ovidio”. Era l’aprile del 1964 quando inaugurò il negozio di viale Roosvelt dove è rimasto fino a martedì. Sul muro della bottega conserva la pergamena della Camera di Commercio che lo insignì per il suo mezzo secolo di attività.
Il barbiere Ciacià si gode ora la pensione che forse avrebbe voluto rimandare se non ci fosse stata la tecnologia fiscale di mezzo che, talvolta, non va di pari passo con le esigenze di alcune tipologie di attività. «Se non ci fosse stata questa novità avrei sicuramente tirato avanti», dice, «perché questo mestiere ormai è una parte di me. Non so come reagirò. Di sicuro avrò bisogno di tempo per abituarmi ad una nuova vita senza forbici, pettine e pennello».

