E il figlio si appella alla città: serve l’impegno di tutti per garantire la sicurezza stradale

11 Dicembre 2019

«988 giorni, quasi tre anni, tanto ci è voluto per avere una sentenza penale che rendesse giustizia alla morte di mio padre. 988 giorni sono quelli che ho voluto attendere per scrivere questa lettera...

«988 giorni, quasi tre anni, tanto ci è voluto per avere una sentenza penale che rendesse giustizia alla morte di mio padre. 988 giorni sono quelli che ho voluto attendere per scrivere questa lettera ai concittadini che gli hanno voluto bene». Inizia così la lettera aperta del figlio dell’ex sindaco Carlo Pace, Bruno Pace (nella foto), alla città il giorno in cui si è conclusa la vicenda giudiziaria relativa alla morte del papà. «Non ho rancore verso la persona, per la quale la giustizia penale ha fatto il suo corso, ma, oggi, ho rancore per una città che non ha cambiato atteggiamento verso il
problema della sicurezza stradale». E quindi: «Oggi chiedo uno sforzo per pensare a una città moderna come era nella visione di mio padre. Una città moderna che pensi a una mobilità differente, che ponga al centro gli utenti deboli della strada, quali disabili, bambini, anziani, pedoni e ciclisti. Una città che non sia più schiava della auto private ma che riduca la loro presenza al fine di aumentare la sicurezza dei suoi cittadini. Mio padre ha sempre utilizzato la bicicletta e i piedi per i suoi spostamenti cittadini, ma purtroppo è stato ucciso nella sua città proprio in quanto utente debole della strada». E continua: «I numeri delle vittime della strada non permettono più di restare
fermi. Le vittime della strada sono tutti quelli che vengono coinvolti, direttamente o indirettamente, in
una tragedia come quella che ha visto coinvolta la mia famiglia. L’Europa ha una carta delle vittime della strada, che ha contribuito al miglioramento degli standard e della cultura della sicurezza stradale tramite impegni reali e azioni concrete. Questi impegni e azioni li chiedo oggi alla mia città, all’amministrazione comunale, al sindaco Carlo Masci, ai cittadini che ci hanno dimostrato vicinanza. Nelle prossime settimane consegnerò all’amministrazione alcune mie richieste su interventi concreti, ma oggi l’appello lo faccio ai singoli cittadini. Ogni giorno che percorrete le strade cittadine con velocità elevata, in cui utilizzate il telefono in modo inopportuno, in cui non rallentate in prossimità delle strisce pedonali o non vi fermate per far attraversare un pedone, in cui parcheggiate in doppia fila obbligando i pedoni a rischiare attraversamenti con scarsa visuale, in cui occupate con le auto corsie preferenziali degli autobus, piste ciclabili e parcheggi riservati ai disabili, fermatevi a pensare alle sempre più numerose vittime della strada. I nostri figli e i nostri nipoti ci stanno chiedendo una città più sicura sulle strade, proviamoci insieme anche in ricordo di Carlo Pace».