E il fronte del no organizza il controvertice

7 Ottobre 2024

Sindacati, associazioni e ambientalisti: «Nessun attacco alla zona rossa, ma faremo informazione»

PESCARA. «Con i soldi dei contribuenti, quella che si sta organizzando è una vera propria passerella». Il Coordinamento No G7 Pescara è al lavoro per organizzare una risposta al vertice ministeriale che farà tappa all’Aurum dal 22 al 24 ottobre. Ai varchi della zona rossa, presidiata da 1.500 agenti, non dovrebbero esserci proteste, anche se il condizionale è d’obbligo fino all’ultimo.
«In risposta al G7 vogliamo organizzare iniziative di carattere territoriale e nazionale che diano modo alla popolazione abruzzese di cogliere criticamente il significato del concetto di “sviluppo” e del Piano Mattei», recita la nota firmata da Cgil Abruzzo Molise, Cgil Pescara, Cobas Abruzzo, Anpi Pescara, Rifondazione Comunista, Per il Clima, Fuori dal fossile!, Forum H2O, Radici in Comune e Coordinamento Disarmare la pace, disertare la guerra. «L’intento», dicono sindacati e associazioni, «è quello di sottrarci alla spettacolarizzazione e alla strumentalizzazione mediatica del nostro dissenso evitando l’attacco alla zona rossa e contestazioni simili, che finirebbero per produrre anche una minore partecipazione. Siamo invece per organizzare, oltre alle azioni informative e di approfondimento che stiamo definendo, anche una manifestazione contro la guerra economica, sociale e militare, in solidarietà con i disertori, i diseredati, gli oppressi e gli sfruttati di tutto il mondo, come i palestinesi, i curdi, i sudanesi».
Il documento dice: «Il vertice intergovernativo sulla carta si presenta come un forum basato sul dialogo e il coordinamento in materia economica e finanziaria, aiuto allo sviluppo e contributo alla pace e alla sicurezza globali. Ben sappiamo come invece le politiche di questi Paesi abbiano prodotto effetti sistematicamente devastanti per l’economia mondiale e il futuro di gran parte dei popoli del nostro pianeta, perpetuando continue crisi umanitarie, guerre e immani disastri ambientali».
La nota prosegue: «Noi, forze sociali, sindacali, culturali e politiche che ci riconosciamo nella Costituzione nata dalla Resistenza, poniamo l’impellente e doveroso richiamo a manifestare il nostro dissenso nei confronti di un G7 che, tra le tematiche dei lavori, prevede la discussione del nuovo piano coloniale italiano, infelicemente chiamato “Mattei”. Un G7 i cui Stati aderenti continuano a far finta di lottare contro i cambiamenti climatici, avversando anche la sovranità alimentare, a incrementare l’economia di guerra attraverso l’aumento delle spese militari, alimentando conflitti sia in Ucraina che in Palestina». Queste le richieste: «Chiediamo il blocco dell’invio di armi ai paesi belligeranti, a partire da Israele e Ucraina. Chiediamo il taglio degli investimenti statali in spese militari in favore del netto incremento della spesa pubblica».