E in ospedale chiedono le guardie giurate

Dopo il caso dell’infermiere aggredito, la UIl sollecita la Asl: il personale del pronto soccorso ha paura
PESCARA. Al pronto soccorso, situazione «insostenibile» per i pazienti, costretti a fare spesso file di ore prima di essere visitati, ma anche per il personale, scarso e soggetto ad aggressioni continue. L’ultimo episodio risale alla sera del 1° giugno quando un infermiere è stato colpito con un pugno da un uomo, molto probabilmente ubriaco. A febbraio, un’infermiera di 37 anni era stata malmenata durante il turno di notte, sempre da un paziente ubriaco che non voleva indossare la mascherina. A fronte del reiterarsi di questi fatti di violenza, la segreteria provinciale della Uil Fpl diretta da Francesco Marcucci ha scritto alle direzioni generale, amministrativa e sanitaria della Asl per chiedere di «adottare con estrema urgenza tutti i provvedimenti necessari alla tutela del personale in servizio, ad esempio mediante ripristino, come avveniva anni fa, del servizio di vigilanza privata».
«Ci vogliono le guardie giurate», sottolinea Marcucci. «La situazione è drammatica. Gli infermieri che lavorano nel pronto soccorso non ce la fanno più. Hanno paura. La tensione è alle stelle. Se non si fa qualcosa subito, sono pronti a scendere in strada, sono arrivati a minacciare licenziamenti in massa. Loro non vogliono soldi in più, vogliono poter lavorare con serenità, senza insulti e senza essere picchiati». «Il nostro», dice un infermiere che chiede l’anonimato, «è un grido d'aiuto che rivolgiamo all'azienda». «Fino a tre anni fa», fa presente Marcucci, «c’era un servizio di vigilanza. Poi non si sa perché è stato tolto. Attualmente ci sono i portieri. Ma non basta. Loro non possono intervenire quando si verificano determinati fatti. Ci vorrebbero le forze dell’ordine, ma sappiamo che non possono stare fisse al pronto soccorso, 24 ore su 24. Esiste proprio accanto alla struttura un posto di polizia, ma vi prestano servizio due soli agenti. E allora per prevenire occorrono le guardie giurate quanto meno agli ingressi. Vedere una persona in divisa», prosegue, «può essere già di per sé un deterrente»". Il sindacalista si dice preoccupato perché con l’estate la situazione può solo peggiorare visto che l’afflusso in ospedale aumenta. «Le lunghe attese e la mancanza di personale», osserva, «non giustificano le aggressioni. Gli operatori sanitari sono vittime di questa situazione come i pazienti. C’è così tanta paura, che molti iniziano a pensare di andare a lavorare altrove».

