«E intanto la mia carrozzeria è fallita»

Le storie dei creditori: dalle piccole attività ai dipendenti al fisico che ha analizzato l’acqua
PESCARA. «Vogliono farmi l’elemosina ma tanto ormai, dopo 50 anni, la mia carrozzeria chiuderà». Tra i creditori dell’Aca ci sono le grandi banche e le grandi aziende ma anche un esercito di professionisti, artigiani e piccoli imprenditori per cui qualche migliaia di euro rappresenterebbe una boccata d’ossigeno. E’ così per Eleonora Antonucci, titolare di Sisti carrozzeria di Francavilla, che ieri ha partecipato all’adunanza dei creditori assistita dal suo avvocato Claudia D’Incecco. La Sisti carrozzeria ha riparato alcuni mezzi dell’Aca per circa 5 mila euro, un credito che però in questi tempi di crisi e sommato a tanti altri sta portando alla chiusura della carrozzeria di Francavilla. «Chiudiamo a giugno», spiega Antonucci. «Certo, quei 5 mila euro ci avrebbero fatto comodo». Dietro l’enorme massa di creditori dell’Aca, 88 chirografari e 13-14 privilegiati, ci sono anche le piccole attività e i professionisti già piegati dai tempi difficili. Ci sono avvocati che, ieri, hanno partecipato all’adunanza perché l’Aca non gli ha pagato parcelle per 500 euro ma anche i dipendenti dell’azienda che gestisce il servizio idrico che vantano crediti per qualche migliaia di euro. E’ il caso di Pietro Menna, dipendente nell’Aca dove lavora nel laboratorio analisi, che ha accumulato un credito di 2.500 euro per ferie arretrate e tredicesime non pagate oppure il caso del geometra Maurizio Ferretti a cui l’Aca non ha pagato 7.500 euro di lavori. Tra i tanti che ieri hanno partecipato alla maxi-adunanza nell’aula Alessandrini c’era anche un fisico originario di Taranto, Vito Cervellera, che ha raccontato di aver lavorato per l’azienda che gestisce il servizio idrico facendo le analisi sulla radioattività dell’acqua e valutando l’eventuale presenza del radon. «Ho un credito di 30mila euro», dice Cervellera che ha lavorato per l’azienda nel 2012. La partita per l’Aca si giocherà in queste settimane, quando i creditori di peso voteranno per posta, dando l’ok o bocciando la proposta di concordato preventivo in continuità, un’operazione che comunque già alla domanda di ammissione accolta nel 2014 a firma del presidente Angelo Zaccagnini venne salutata come pilota proprio perché, caso unico, un’azienda pubblica accedeva allo strumento concordatario. (p.au.)
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