E l’Abruzzo va in causa con Bruxelles

30 Gennaio 2017

Contestata la procedura d’infrazione per la sospensione delle tasse ai terremotati dell’Aquila

PESCARA. Sarà un importante ufficio legale a rappresentare la Regione nel contenzioso con l'Europa, che pretende la restituzione, da parte delle imprese, delle tasse sospese in occasione del terremoto del 2009. A spiegarlo è il vice presidente, Giovanni Lolli. A quasi otto anni dal sisma che la notte del 6 aprile 2009 devastò la città dell'Aquila e numerosi altri centri, è ancora in piedi la procedura di infrazione aperta dall’Unione europea nei confronti dell’Italia per la vicenda della sospensione delle tasse. Eppure l’Abruzzo ha beneficiato degli stessi interventi disposti per i territori nei quali, in precedenza, si erano verificati eventi analoghi. L’Europa, tuttavia, equiparando la sospensione di tasse e tributi ad aiuti di stato, ha chiesto solo all’Abruzzo la restituzione. «Tasse e tributi», spiega Lolli, «sono stati sospesi sempre, in occasione di eventi calamitosi. Nei casi di Marche e Umbria, il pagamento è stato sospeso per un paio di anni, poi fu disposta la restituzione in dieci anni, con un abbattimento del 60% . «A noi, addirittura», ricorda Lolli, «l’allora ministro Tremonti chiese la restituzione per intero, compresa la parte che riguardava i lavoratori dipendenti». In segno di protesta il Consiglio comunale si riunì a piazza Navona, «poi occupammo l’autostrada, rimediando anche qualche denuncia», prosegue Lolli, «e alla fine manifestammo a Roma, dove ci scapparono pure le botte». alla fine gli aquilani, e tutti i residenti nei comuni del cosiddetto cratere sismico, ottennero la rateizzazione in dieci anni degli importi sospesi, e l’abbattimento del 60%. «L’Europa si è accorta di noi», osserva Lolli, «quando un giudice di Cuneo, a seguito di ricorso, ha rimesso un quesito alla Corte di giustizia. Ed è in quell’occasione che l’Ue ha aperto l’infrazione. Ne è nata una lunga trattativa, ancora in corso.Adesso incaricato un importante ufficio legale per difenderci». ©RIPRODUZIONE RISERVATA