E la caccia fa litigare anche i politici

Ma la caccia fa litigare anche la politica. Accade in Consiglio regionale dove, nella seduta di martedì scorso, si sono scontrati in aula due consiglieri della coalizione di centrodestra: il leghista...
Ma la caccia fa litigare anche la politica. Accade in Consiglio regionale dove, nella seduta di martedì scorso, si sono scontrati in aula due consiglieri della coalizione di centrodestra: il leghista Fabrizio Montepara, presidente della commissione Bilancio e il capogruppo di Forza Italia, Mauro Febbo. A scatenare la lite è stato un emendamento sulla caccia che, tra i proponenti, aveva l’esponente del Carroccio. Poche righe che però servivano per sbrogliare un passaggio al centro di dispute tra diverse sigle venatorie abruzzesi. In sintesi l’atto chiariva che l’affidamento delle zone circoscritte per la caccia al cinghiale a una determinata squadra può durare al massimo 5 anni. Ma Febbo, mostrandosi all’oscuro dell’iniziativa presa dal leghista, ha chiesto di sapere da quale associazione fosse stata ispirata. Quindi ha intimato Montepara di ritirare l’atto. Alla disputa hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio, Domenico Pettinari, dei 5 Stelle, che ha preso le difese di Montepara, mostrando un cartello con la scritta “Salvate la Lega”, e il consigliere di centrosinistra, Sandro Mariani, lui sì esperto di caccia, che avrebbe voluto intervenire con una dichiarazione di voto ma non lo ha potuto fare perché, nel frattempo, Febbo aveva ottenuto il ritiro dell’emendamento. Non è finita qui. Subito dopo è entrato sulla scena il capogruppo della Lega, Vincenzo D’Incecco, che ha chiesto l’intervento del governatore. Nella fotografia che pubblichiamo si vede Marsilio che convince Febbo a ripensarci. Il forzista fa dietrofront e l’emendamento viene ripresentato e approvato. (l.c.)

