E LA DESTRA SI RIORGANIZZA ALL’OMBRA DI BERLUSCONI
Che fine ha fatto Silvio Berlusconi? Niente paura, vive e lotta assieme a noi. Un giorno incontra i cinesi per il closing delle trattative per la cessione del Milan, un altro sorseggia un’aranciata a...
Che fine ha fatto Silvio Berlusconi? Niente paura, vive e lotta assieme a noi. Un giorno incontra i cinesi per il closing delle trattative per la cessione del Milan, un altro sorseggia un’aranciata a un tavolino di McDonald’s, ma ieri oggi e domani si muove nelle retrovie per mettere a punto il piano di rilancio del centrodestra. E sogna che la Corte di Strasburgo lo liberi dagli impedimenti della legge Severino e dalla condanna definitiva per frode fiscale nel processo diritti tv Mediaset. B. è sempre B., e a destra c’è un solo capo: lui. E questo fa la differenza con una sinistra che si dilania tra pizzini, veleni e primarie.
La destra si riorganizza. E lo stato dei fatti aiuta. Si voterà solo a febbraio 2018 - ma qualcuno già azzarda uno slittamento a maggio… - quasi certamente con una legge proporzionale (con ingresso vietato a chi non raggiunga il 3 per cento). Che questo parlamento abbia la voglia e la forza di scrivere una nuova legge elettorale, B. non ci crede proprio. Anche perché il primo a volere che si vada alle urne con le norme fissate dalla Consulta, è lui, convinto che un qualunque sistema maggioritario, magari accompagnato dal ballottaggio, finirebbe per premiare solo Beppe Grillo.
Se le cose stanno così, ragiona B., è quasi sicuro che non vinca nessuno, cioè che le Camere uscite dalle urne non possano esprimere subito una maggioranza. Per non parlare del premio che toccherebbe alla lista che sfondasse quota 40 per cento, vetta davvero inarrivabile per tutti. E allora? Allora, dice Berlusconi, non resterebbe che un governo di larghe intese, un accordone centrosinistra-centrodestra: del resto, dice, così è stato in Germania (dove si vota a fine settembre), non possiamo fare altrettanto noi? Con un’alleanza tenuta insieme dalla comune volontà di arginare la valanga populista.
Fin qui Berlusconi. Ma i suoi alleati? Si agitano, ma molti indizi legittimano il sospetto che la realtà sia un’altra. In apparenza, dunque, Matteo Salvini e Giorgia Meloni conducono la danza per conto loro, guardando più a Marine Le Pen che ad Angela Merkel, criticando il Cav e sognando di lanciare un’Opa sulla destra intera. Berlusconi, invece, si è detto, pensa a una grande intesa che coinvolga anche il Pd di Renzi, prospettiva che non piace a Lega e Fratelli d’Italia (e spaventa anche un pezzo di Pd, per non dire degli scissionisti di Mdp). Ma poi né l’uno né l’altro taglia del tutto i ponti. Perché ciascuno ne ha il suo tornaconto.
A Berlusconi, per esempio, fa comodo un nemico-alleato alla sua destra che presidi il campo della protesta, faccia concorrenza a Grillo e contribuisca a offrire all’elettore di centrodestra un piatto ricco di pietanze diverse. D’altra parte, al ticket Salvini-Meloni occorre un punto di riferimento forte, specie se - com’è probabile - non dovessero raccogliere tanti voti da diventare seriamente competitivi. È il solito gioco, caro a B., del “poliziotto buono-poliziotto cattivo” (che a sinistra proprio non riesce). Anche perché sono tutti convinti, anche chi vorrebbe sbarazzarsene, che il capo del centrodestra è ancora lui, Berlusconi, e che una sua presenza in campagna elettorale farebbe la differenza, sia per ragioni di carisma che di denaro.
Certo, la strada da fare è ancora molta. Berlusconi giudica possibile mettere di nuovo insieme tutte le forze della destra; alcuni intorno a lui immaginano invece un unico partitone, come i conservatori inglesi o i repubblicani americani, per la cui leadership si competa di volta in volta (peraltro difficile al tempo del proporzionale); altri si interrogano sul ruolo e sull’esperimento di Stefano Parisi, apparso e scomparso come una meteora, ma tuttora presente nel firmamento berlusconiano. C’è infine l’ultima incognita: e se l’abbraccio Salvini-Meloni si estendesse fino al movimento 5Stelle? Mah, Beppe Grillo non sembra uomo di alleanze, preferisce ballare da solo. Ma un dato è certo: che si concretizzi questa ipotesi estrema o che si viaggi verso larghe intese, il centrodestra sta per occupare di nuovo un posto centrale nello scacchiere politico. E con esso l’ottantenne Berlusconi.
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